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BOUSSON: MISTERI DELLA FEDE

Misteri della fede
Non tutti, di questi tempi, possono andarsene molto lontano in queste vacanze, a volte non ci si può permettere di staccare dal lavoro per più di qualche giorno, a volte non ci si può allontanare dalla città se non per qualche ora…
Come sfuggire alla canicola cittadina senza allontanarsi troppo? Come collezionare qualche aneddoto con cui controbattere agli amici che, al ritorno dal viaggio estivo in luoghi esotici ed evocativi, snocciolano ogni singola portata del menù a buffet del villaggio vacanze in cui hanno soggiornato?
Il trucco c’è! Non molto lontano da Torino sono numerosissimi i luoghi d’interesse, di fascino e persino di mistero, raggiungibili in poco tempo che si prestano per una piacevole gita fuori porta.
Sarebbe troppo ambizioso pretendere di raccontarveli tutti in questa rubrica, ma qualche spunto possiamo comunque darvelo. A voi, da questi punti di partenza, scoprire quanti e quali altri tesori nascosti cela il nostro territorio.

La Casa delle Lapidi di Bousson
Vicino a Cesana Torinese, in Valle di Susa, a un’ora e mezza di strada da Torino, lungo la strada che conduce a Sestriere si trova un’amena frazione, adagiata alla confluenza tra il torrente Thuras e il Ripa: Bousson.
Questo borgo, ordinato e pulito, in grandissima parte recuperato e restaurato filologicamente, ingentilito di fiori coloratissimi, nasconde nel cuore della propria parte alta una casa diroccata, come una brutta cicatrice di cui tutti sono a conoscenza, ma di cui poco si parla, quasi fosse un ricordo spiacevole.
Un ricordo in realtà perduto nel tempo visto che di questo monumento, che ora andiamo a descrivervi, poco o nulla si sa di preciso.
Eppure, già da una prima, superficiale occhiata, chiunque può rendersi conto che si tratta di una struttura di grandiosa importanza, denunciata da un apparato decorativo scultoreo che non ha confronti per ricchezza e varietà in tutta la valle.
La Casa delle Lapidi di Bousson è una struttura composita, nata evidentemente in tempi diversi per giustapposizioni di ambienti e di livelli disparati. Oggi si regge a stento grazie a precari puntelli metallici, pressata dalle costruzioni circostanti, che minacciano di fagocitarla, e dal tempo che inesorabile ogni anno reclama il proprio tributo di distruzione.
Ancora oggi, però, si possono apprezzare le variegate decorazioni scultoree, testimonianza di un’importanza che, ahimé, non ha lasciato tracce documentarie che facciano luce sulla sua funzione o almeno sulla sua datazione.

Una lettura difficile
La prima struttura identificabile è un piccolo ambiente sopraelevato, dotato di cornicione e aperto verso sud con un’arcata a tutto sesto, oggi tamponata. A sud di questo ambiente venne in seguito edificata un’altra stanza, che doveva avere un’abside ed essere voltata a vela. Al di sotto di questi vani si trovano alcune stanze seminterrate – le cosiddette “cripte” – che sembrano avere avuto una funzione di servizio (magazzini e cantine). A est si trovano due ambienti più grandi, oggi difficilmente leggibili a causa dei crolli e dell’edificazione della casa vicina che ne ha inglobata una parte.
A ovest si trova il muro che dà il nome al monumento, che è anche la struttura più conservata in elevato di tutta la casa. In questa parete sono inglobate ben quattordici lapidi, decorate con simboli geometrici, religiosi e vegetali che ne ingentiliscono le cornici.
Sulle lapidi sono state incise frasi di esortazione ad una vita di penitenza e ascesi, in Francese colto che può essere datato tra la fine del XVII e i primi vent’anni del XVIII secolo. Il tenore di queste frasi non è molto incoraggiante; su quella mediana della colonna di destra, ad esempio, si legge: “Imita, anima mia, per tutta la tua vita il baco da seta, che non lavora che per costruirsi una tomba in cui si seppellisce ancora vivo e se capita che ti si biasimi, ben lontano dall’essere triste e confuso, dì, nel profondo della tua anima: io ne meriterò di più”.
Se amate gozzovigliare e prendete la vita con un sorriso, queste lapidi non fanno per voi; peraltro i vari inni alla penitenza e le citazioni delle vite di santi asceti sono una bella testimonianza della religiosità del XVIII secolo, che in questo periodo usciva da una grave crisi e barbarie dovute alle lotte contro valdesi e ugonotti. Durante la seconda metà del XVII secolo queste lotte lasciarono un segno pesante sul territorio, che venne a più riprese devastato e saccheggiato durante le incursioni dei Protestanti.
La correttezza della lingua, priva di refusi, errori e inflessioni dialettali fa ritenere che le frasi siano state direttamente copiate dai libri religiosi.
È interessante notare che molte delle frasi incise sulle lapidi escono dalla campitura per sconfinare sulle cornici, quasi che lo scalpellino stesse usando un supporto che non era stato pensato per quello scopo. Ciò è strano se paragonato all’accuratezza del tratto: viene da pensare che il supporto fosse giudicato molto poco importante rispetto al messaggio che doveva veicolare.
Un altro elemento decorativo molto particolare è quello dei cantonali, agli spigoli del muro delle lapidi. Qui i conci squadrati sono ingentiliti da bocce ricavate nella pietra stessa. Un motivo che non trova confronti nell’area.

Dubbi sul passato
Attualmente mancano dati certi sulle origini e sulla funzione della Casa delle Lapidi. La datazione, ancora incerta, delle iscrizioni non consente di collocare di conseguenza tutta la struttura in un determinato arco temporale. Sembra che il nucleo originario fosse l’ambiente dotato di arco a tutto sesto, intorno al quale si sviluppò il complesso.
Le ipotesi si sprecano, e nessuna è del tutto degna di fiducia: si è parlato di un ospizio per pellegrini, ma la posizione defilata rispetto alle vie di transito non supporta questa ipotesi, si è suggerito che fosse un romitorio – attestato tra XVII e XVIII secolo a Bousson – collegato ad una cappella: ciò è più probabile, ma le descrizioni che i documenti di XVII secolo fanno del romitorio ne suggeriscono una collocazione topografica leggermente differente.
Le caratteristiche del nucleo originario e la presenza, appena accennata, di un ambiente absidato a sud fanno propendere per una cappella, a cui vennero addossate le strutture successive. La presenza delle lapidi permane, però, inspiegabile. A che pro, infatti, erigere un muro costellato di messaggi edificanti sul lato che era rivolto verso la campagna? In un punto del paese di certo non caratterizzato da grande passaggio?
L’unico elemento sicuro è il legame di questo sito con la vita religiosa della valle nel XVIII, ma se fosse un legame istituzionale, o dovuto alla singola volontà di un privato, non è ancora dato saperlo.
Ecco il grande mistero della Casa delle Lapidi, che contrasta nettamente con la sua realtà fisica alla luce del sole: probabilmente soltanto un’accurata analisi archeologica degli strati sottostanti i crolli e un parallelo “scavo” meticoloso nelle fonti d’archivio potrebbero, un giorno, chiarire i molti dubbi che questa struttura suscita.
Per il momento accontentiamoci di ammirare la mano degli artefici che nel tempo si avvicendarono a decorare questa struttura: facciamo tesoro dei singoli dettagli architettonici che fanno di questa casa un
unicum per ricchezza e impegno costruttivo nella valle. In fondo, gli interrogativi che circondano queste pietre contribuiscono ad accrescerne il fascino.

Incertezze sul futuro
Se le origini e la primitiva funzione della Casa delle Lapidi risultano indecifrabili e sconosciute, lo stesso si può dire della sua sorte futura.
Le lapidi che ne costituiscono la caratteristica peculiare, e maggiormente densa di mistero, si sfaldano col passare del tempo e perdono millimetri preziosi per comprenderne il significato, i muri stessi, la cui malta viene rosicchiata ogni inverno dall’acqua e dal ghiaccio, stanno collassando, non più vincolati dai pavimenti e dalle volte. I puntelli oggi presenti non sono che un effimero ostacolo per il degrado incombente della struttura e ogni anno che passa le possibilità di salvare il monumento e di fare luce sui misteri che lo circondano si affievoliscono.
La Regione Piemonte e il Comune di Cesana, le Soprintendenze e il Volontariato stanno interagendo per trovare una soluzione e il primo passo, ossia l’acquisizione del sito da parte del Comune, è stato compiuto. A breve dovrebbe partire un progetto di consolidamento di emergenza, ma attualmente mancano le risorse per un intervento decisivo ed efficace… Nel dubbio, consigliamo una visita urgente a tutti: tra un anno o due potrebbe essere troppo tardi!
L’unica vera certezza è che, su interessamento del Comitato Promotore del progetto “Valle di Susa. Tesori d’arte e cultura alpina” e dell’Associazione “Arnica Montana”, la Casa delle Lapidi è entrata a fare parte della Giornata del Patrimonio Archeologico della Valle di Susa e che,
domenica 12 settembre, per tutto il giorno dalle 10.00, volontari e specialisti si avvicenderanno per spiegare ai visitatori il sito e la sua storia, sperando che questo costituisca il primo passo per la conoscenza, la salvaguardia e la valorizzazione di questo monumento così singolare.

Non di sole rovine…
Normalmente, nel cosiddetto “marketing dei Beni Culturali”, si tende a presentare un bene “faro”, di grande richiamo e ad associarvi siti e attrattive minori, che da soli non basterebbero ad richiamare il turismo. Provocatoriamente, abbiamo deciso di fare l’opposto con quest’articolo, partendo da quello che, almeno per ora, è indubitabilmente un “sito minore”.
Se, però, volete rifarvi gli occhi con qualche monumento che magari stia in piedi da solo… Non mancate di visitare la splendida chiesa di Nostra Signora della Neve, sempre a Bousson, datata al XVI secolo e impreziosita da uno splendido portale e da pregevoli decorazioni scultoree all’interno. E prendetevi il tempo di recarvi nel centro storico di Cesana, di cercarvi i resti della cinta muraria medievale o di visitare la parrocchiale di San Giovanni Battista. Ovviamente non finisce qui: l’area è ricchissima di punti di grande interesse e suggestione che potremmo anche raccontarvi, ma, come si dice, questa è un’altra storia…
Luca Mario Nejrotti

Le immagini, salvo diversa indicazione, sono state riprese dall’autore.


Alcune delle lapidi sul muro occidentale, foto Centro Culturale Diocesano di Susa.


Decorazione scultorea dell'avancorpo settentrionale.


Decorazione scultorea dell'avancorpo settentrionale.


Nicchia, probabilmente destinata ad accogliere un'immagine sacra, posizionata oggi ai piedi della struttura.


Mensola in pietra e cantonali decorati del muro occidentale della Casa.


Esterno del nucleo centrale della struttura, si noti il cornicione aggettante, lato est.


Una lapide murata sul lato interno della Casa.


Dettaglio del cantonale (spigolo) del muro delle lapidi. Questo genere di decorazione "a bocce" non ha confronti nell'area.


Chiesa della Madonna della Neve, a Bousson, foto Centro Culturale Diocesano di Susa.


Dettaglio del portale tardo cinquecentesco della chiesa di Bousson.

Informazioni e contatti.
Non esistono siti o pubblicazioni esaustive sull’argomento, ma se vi interessa essere aggiornati sulle vicende della Casa delle Lapidi, e sulle iniziative di valorizzazione, visitate i siti

http://www.vallesusa-tesori.it/index.php
http://www.arnicamontana.net