E' tempo di vivere

Buona vita a tutti!

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IL VISCONTE “INESISTENTE”

Visconti… Basta la parola per evocare un universo immaginifico di castelli, cavalieri, principesse e audaci imprese: un panorama favolistico che adombra una realtà storica molto complessa, forse più prosaica, ma ugualmente affascinante.
Si tratta del fenomeno che, dal Medioevo all’Età Moderna, vede l’affermarsi di poteri dinastici territoriali partendo da ruoli pubblici istituzionali e che è alla base della maggioranza delle famiglie e dei titoli nobiliari più antichi del Piemonte.
La ricerca storica più recente e avveduta è giunta oggi a stabilire che in origine i visconti, letteralmente vice
comes erano funzionari dell’ordinamento post carolingio che svolgevano compiti amministrativi per conto dei marchesi. Il loro ruolo poteva essere legato a una sede specifica, oppure potevano esercitarlo nell’ambito della corte marchionale o dove ve ne fosse la necessità.
Si trattava di una vera e propria professione, che non aveva alcun carattere ereditario.
Poteva capitare spesso, però, che chi ricopriva un ruolo importante, in particolar modo quando vi erano connessi poteri pubblici, continuasse a fregiarsene anche una volta decaduto dall’incarico, sia come titolo prestigioso sia per legittimare una più vaga pretesa di potere nelle proprie aree d’influenza. E poteva poi darsi che i suoi discendenti continuassero a farvi riferimento, a volte attribuendoselo impropriamente.
Una recente giornata di studio, svoltasi a Lanzo Torinese in concomitanza con l’inaugurazione dell’“Antiquarium del Castello di Baratonia” ha riunito storici locali e rappresentanti del mondo accademico per fare il punto sullo stato degli studi su una particolare dinastia: i Visconti di Baratonia e la loro esemplare signoria tra bassa Valle di Susa e Val Ceronda.

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Stemma dei Baratonia

Storia di un nome.
La signoria dei Visconti di Baratonia nella zona della Val Ceronda ha radici antiche, che risalgono all’XI secolo. Vitelmo Bruno, che fu Visconte della Marca di Torino, raggiunse una grande influenza alla corte marchionale e presso la curia, mentre, alla fine del secolo, i suoi figli, persa l’influenza in città, rafforzarono gradualmente i propri possedimenti presso il castello eponimo, nella campagna. Essi mantennero il titolo prestigioso, anche se svuotato delle valenze giurisdizionali che esso aveva nell’ambito marchionale, per legittimare il proprio dominio su quelle terre.
Se anche il nucleo centrale della loro signoria territoriale era in Val Ceronda, essi accumularono possedimenti e giurisdizioni in Valle di Susa, nella pianura torinese e nelle Valli di Lanzo.
L’influenza della famiglia sull’area è attestata nei documenti dal XIII secolo con certezza, ma si può ragionevolmente ipotizzare che abbia avuto origini più antiche.
Per legittimare e mantenere il proprio controllo sull’area, i Baratonia si legheranno ai Marchesi di Monferrato (1246), al Vescovo di Torino (1266) e, infine, agli Acaia (1306).
L’ultima scelta fu infelice e li portò a un conflitto coi Savoia, in guerra con gli Acaia, loro parenti cadetti; quando le sorti dello scontro si volsero a favore della dinastia principale, nel 1356, i Visconti di Baratonia giurarono fedeltà a questi ultimi.
Nonostante questa delicata fase avesse provocato scontri in Val Ceronda e l’assedio del Castello di Baratonia, la dinastia non perse il proprio prestigio, fino a che, a metà del XV secolo, i Baratonia, con l’esaurimento della discendenza maschile, si unirono all’emergente famiglia degli Arcour, priva di nobiltà ma ricca dal punto di vista patrimoniale e dei feudi di Fiano e Altessano.
Il nuovo ceppo continuò a fregiarsi del titolo di “visconti” e rimase legato al castello dinastico di Baratonia che sopravvisse fino all’Età Moderna.

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Il sentiero dietro San Biagio

Un’insolita scampagnata.
Lo studio del Castello dei Baratonia s’intreccia con quello della famiglia e si deve all’iniziativa dell’Associazione Archeologica delle Valli di Lanzo, che, sotto la direzione di Attilio Bonci, effettuò a titolo volontario e di concerto con la Soprintendenza competente, i primi scavi dell’area tra il 1970 e il 1975. L’attività di ricerca storica sull’area è stata poi portata avanti dal professor Chiarle e dal Centro di Ricerca sulle Istituzioni e la Società del Medioevo dell’Università di Torino.
Gli scavi portarono alla luce una ricca messe di reperti che oggi, restaurati, sono visibili nell’Antiquarium di Varisella, un vero e proprio Museo realizzato grazie all’impulso dell’associazione Amici dell’Ecomuseo della Val Ceronda che, in collaborazione col Comune, con la Comunità Montana, con la Regione, con la Soprintendenza Archeologica del Piemonte e con una nutrita schiera di appassionati, storici locali e accademici, ha saputo dare vita a questa piccola, ma preziosissima realtà.
Oggi il visitatore che voglia scoprire quest’area ricca di storia può accedere a un percorso integrato che unisce il Castello, la sottostante cappella di San Biagio, gli affreschi di quest’ultima e l’Antiquarium di Varisella.
Per raggiungere le prime due mete, e in particolare il castello, occorre armarsi di un po’ di spirito avventuroso: l’abitato di Baratonia medievale non corrisponde a quello attuale e per trovarne i resti bisogna esplorare le vallate boscose comprese tra Fiano e La Cassa. Sono luoghi suggestivi e adatti a scampagnate poco impegnative.
Lasciata l’auto nello spazio antistante la via forestale, sul lato ovest di Via Susa si può raggiungere agevolmente la Cappella di San Biagio, situata su un piccolo terrazzamento erboso lungo il torrente omonimo.

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La Cappella di San Biagio

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Gli affreschi di San Biagio nella Parrocchiale di Varisella



San Biagio.
La cappella di San Biagio era la parrocchiale dell’insediamento di Baratonia fino al XIII secolo. Successivamente l’abitato spostò il proprio centro focale e la chiesa rimase con funzione cimiteriale e fu ancora utilizzata fino alla fine del XVII.
Versando in pessime condizioni venne restaurata e riorientata nel 1904.
All’epoca era ancora parzialmente decorata da affreschi quattrocenteschi, riconducibili al maestro di Rubbianetta, ossia quel pittore che decorò la chiesetta di San Giuliano, presso la Rubbianetta, nel Parco de La Mandria. Gran parte degli affreschi venne perduta, a causa della distruzione dell’abside originario, ma il ciclo fortunatamente fu fotografato da Secondo Pia nel 1893. Inoltre, se ne è salvato un lacerto che è stato strappato e collocato nella Parrocchiale di San Nicolao a Varisella e che rappresenta una Madonna con Bambino e un Sant’Antonio Abate.

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I resti della torre principale del Castello di Baratonia

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Castello di Baratonia, resti delle murature divisorie interne

Il Castello.
Da dietro la Cappella di San Biagio si dipartono due sentieri: prendendo quello di sinistra si sale comodamente costeggiando l’altura. Dopo un centinaio di metri, sulla destra, si può prendere un sentierino che conduce alle rovine del Castello.
Le rovine non sono state restaurate e sono in gran parte coperte dal sottobosco, ma affrontando la visita a inizio stagione o in tardo autunno, si può sperare di vedere qualcosa, usando grande cautela per non farsi male tra le pietre crollate e per non peggiorare le condizioni già precarie delle strutture.
La fortificazione è molto particolare: un insieme di vani addossati l’uno all’altro lungo un asse allungato. Mancano, a prima vista, le caratteristiche tipiche dell’immaginario collettivo dei castelli: le torri e la cinta muraria.
In realtà la parte meglio visibile costituisce il palazzo centrale, mentre nel bosco, soprattutto in direzione est e sud est, si nascondo i pochi resti della cinta muraria.
Il nucleo centrale doveva ospitare una torre a cui si addossavano gli altri ambienti, tra cui è riconoscibile un vano absidato, a sud est, che è interpretabile come una cappella.
L’accesso avveniva da ovest, dopo avere percorso una via di avvicinamento che correva in senso orario intorno alla fortificazione, ciò avveniva spesso nelle fortificazioni medievali e aveva lo scopo di esporre così, il lato destro degli eventuali assalitori: quello non difeso dallo scudo. Sul lato orientale sono presenti tracce di un’ulteriore fortificazione, forse destinata alla difesa del borgo.
Il castello dinastico dei Baratonia, come si è detto, è attestato fin dall’XI secolo, ma le informazioni maggiori si hanno a partire dall’affermarsi dei Visconti di Torino nell’area.
Assediato da Amedeo VI nel 1356 non venne abbandonato, ma rimase in uso fino al 1553-1558, per essere totalmente distrutto dai Francesi nel XVIII secolo.
Come attestato dai documenti e confermato dalle indagini archeologiche svoltesi tra il 1970 e il 1975, la fortificazione assunse già a cavallo tra XIII e XIV secolo una connotazione più residenziale che difensiva: nei documenti veniva definito “palazzo”, dotato di
viridarium, ossia di giardino/frutteto, viale d’accesso, una cascina e vigne.
Il castello è stato realizzato in ciottoli e pietre spaccate legati con malta. Le fortificazioni della seconda cerchia, verso la cappella di San Biagio, sono realizzate prevalentemente in mattoni.
Sono presenti tracce d’intonaco sulle superfici interne di alcuni dei muri come quelli del vano d’ingresso e quelli della cappella. Nella cappella il rivestimento dei muri è particolarmente curato.
Le diverse tecniche murarie testimoniano le diverse fasi del complesso, ma senza una puntale analisi delle stratigrafie murarie, possibilmente associata ad un approfondimento di scavo, non ci si può spingere oltre nell’interpretazione.

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Castello di Baratonia, resti della muratura degli ambienti interni


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Castello di Baratonia, cappella castrense


L’Antiquarium.
La creazione dell’Antiquarium corona la visita e decenni di attività e di passione degli abitanti del posto, dell’Università e della Soprintendenza e vuole essere il punto di partenza per le prossime iniziative di valorizzazione dei siti circostanti.
Non possiamo che augurare e augurarci che il Castello di Baratonia continui ad essere il fulcro della Comunità di Varisella anche se, ovviamente, solo sul piano culturale.
Luca Mario Nejrotti
Tutte le immagini, salvo diversa indicazione, sono state riprese dall’autore.


Informazioni e contatti.
Il sito del Castello è sempre visitabile, si trova sull’altura immediatamente soprastante la cappella di San Biagio (vedi mappa).
L’Antiquarium si trova a Varisella, di fianco al Municipio ed è visitabile solo su appuntamento, telefonando in Comune.
Comune di Varisella
Via Don Giocondo Cabodi, 4
011 924 9375
Gli affreschi di San Biagio sono oggi custoditi nella Parrocchiale di Varisella e sono visitabili negli orari di apertura della chiesa.

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