E' tempo di vivere

Buona vita a tutti!

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“L’UOMO, L’ACQUA E LA MONTAGNA”. A SPASSO PER I MULINI DELLA VAL SUSA

Le nostre aree montane hanno sofferto per troppo tempo di un’eccessiva specializzazione turistica: sulla scia dell’entusiasmo per gli sport montani molti centri hanno scommesso tutto sul turismo di massa stagionale (vedi in proposito i filmati sulla storia del turismo in Valle di Susa a questo link).
Questa fase, da tempo conclusasi, ha lasciato una pesante eredità che oggi è sotto gli occhi di tutti: cementificazione indiscriminata, impianti sovradimensionati, pressione antropica senza controllo. Un’altra conseguenza più strisciante, ma non meno pericolosa è l’aleatorietà dei flussi turistici legati essenzialmente all’innevamento. Il clima, a maggior ragione in questi anni, è imprevedibile e basta una stagione sfortunata per mandare gambe all’aria investimenti e bilanci comunali.


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Homepage del Progetto.

Un problema, diverse soluzioni.
Gli amministratori più miopi cercano di risolvere il problema insistendo testardamente nella politica dell’urbanizzazione: i posti letto aumentano, sempre a scapito dell’ambiente e senza una reale necessità, per garantire un minimo di ossigeno al settore edile, ma il sistema di accoglienza e di servizi turistici non si evolve e il problema è così solo posticipato di poco.
Al contrario, alcune amministrazioni e realtà locali hanno compreso che la cura per questa cancrena che rischia di distruggere il nostro sistema montano, è il reindirizzamento dei servizi verso i flussi di turismo sostenibile. Vale a dire favorire e promuovere un modo di fruire il territorio e le sue attrattive ambientali e culturali “a basso impatto”. Minori quantità di visitatori, quindi, ma spalmate per tutto l’arco dell’anno e preferenza per quei turisti che amano vivere la montagna con curiosità e rispetto. Si sono così moltiplicate le iniziative di valorizzazione del territorio che mirano a metterne in luce aspetti non di massa: sentieri naturalistici tematici, percorsi cicloturistici o ippici, sci di fondo e di escursionismo, ciaspole, itinerari culturali che valorizzano non soltanto i “Beni Faro”, ossia i grandi monumenti storici e artistici di cui sono ricche le nostre valli, ma anche le piccole realtà locali che, opportunamente promosse, possono costituire una grande risorsa per il territorio.

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Il Mulino di Sibille Charbon, a Chiomonte


Un’iniziativa integrata.
L’iniziativa “L’uomo, l’acqua e la montagna” va proprio in questa direzione: valorizzare un turismo di nicchia, curioso e versatile che, senza ovviamente raggiungere i numeri e l’impatto del turismo di massa stagionale, fornisca un supporto continuo e prezioso dell’economia di montagna.
Il progetto è stato realizzato dall’
Associazione “Cultura e Territorio e dall’Associazione “Arnica Montana” con il contributo della Compagnia di San Paolo, della Comunità Montana Alta Valle di Susa e con il contributo e il supporto dell’Ecomuseo “Colombano Romean” di Salbertrand.
Esso consiste nella valorizzazione del ricco patrimonio di installazioni idrauliche dell’Alta Valle di Susa attraverso la creazione di schede divulgative scaricabili da internet, di una mostra itinerante e di una pubblicazione di approfondimento.
La scelta di tre strumenti di divulgazione, integrati e presentati in modo sistematico sul portale dell’Associazione mira ad appagare diverse esigenze di approfondimento: dal semplice curioso che desidera una gita un po’ originale, all’appassionato che vuole anche approfondire l’argomento.

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La mostra tematica all'Ecomuseo di Salbertrand

Storie d’acqua e di uomini.
Partendo dal Medioevo per giungere fino al passato prossimo, i percorsi raccontano uno sfruttamento “soft” del territorio e, parallelamente, l’evolversi economico e sociale di comunità che pur in un ambiente sostanzialmente ostile riuscirono a raggiungere una fiorente produttività e una sostanziale autarchia.
Le installazioni idrauliche, sin dal Medioevo, costituivano un crocevia ove s’intrecciavano tematiche economiche, sociali e di potere. I mulini da cereali, le fucine, i mulini a destinazione tessile, infatti, costituivano poli di trasformazione e di promozione economica delle produzioni del territorio, ma erano anche strumenti di controllo da parte del potere signorile oppure manifestazioni di indipendenza da parte delle comunità. Infine, nei mulini s’incontravano i rappresentanti di tutti i ceti sociali diventando spesso teatro di tensioni o scenari di concordia.
In origine il mulino era uno dei luoghi deputati al controllo signorile del territorio: i signori medievali avevano il possesso delle acque e quindi la potestà sul loro sfruttamento, ma nelle aree montane, molto più difficili da controllare, ben presto concessero alle comunità locali di gestire gli impianti di trasformazione in cambio di un affitto annuale. La vivace storia delle autonomie locali, che in Alta Valle di Susa, nel XIV secolo, si sviluppò nell’esperienza degli
Escartons (vedi anche il link, appena abbozzato, su Wikipedia) fu preceduta e poi accompagnata dall’autonomia nella gestione delle risorse naturali e in particolare dell’acqua. Non è un caso che i maggiori contenziosi tra le comunità montane e i rappresentanti dei poteri sovra locali avessero proprio per oggetto questo aspetto (vedi il caso di Chiomonte, ad esempio).
Queste forme di gestione del territorio, così consolidate, ebbero una storia lunghissima e si mantennero sostanzialmente inalterate fino all’Unità d’Italia e a volte fino al Dopoguerra.

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Uno dei mulini di Eclause, a Salbertrand

Non di solo pane...
Ciò che colpisce del lavoro presentato è la capillarità con cui si diffusero queste installazioni: praticamente ogni borgata – e chi conosce la Valle di Susa sa che di borgate ce ne sono moltissime – era dotata di più mulini da farina; poi, secondo una gerarchia dei luoghi che solo in parte oggi è sopravvissuta, vi erano strutture più specializzate destinate a trasformazioni che possiamo definire “proto industriali”.
Infatti, è opinione comune, quando si parla di “opifici idraulici” che si tratti dei soli mulini da farina. In realtà l’acqua era il motore che consentiva di ricavare il succo dalla frutta, l’olio dai semi, il ferro dai minerali e gli utensili dal ferro, le fibre dalla canapa, la carta dagli stracci, le assi dal legno. La presenza o l’assenza di queste installazioni ci aiuta a capire quali centri della Valle erano più fiorenti dal punto di vista economico consentendoci di ricreare un tessuto dell’antropizzazione appena accennato dalle fonti storiche.

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Una pesta da canapa ottocentesca a San Colombano, Exilles

Un passato non così lontano.
Un altro aspetto di grande interesse, che emerge dallo studio effettuato dalle associazioni, è il fatto che, sostanzialmente, lo sfruttamento delle acque ha seguito le medesime modalità e si è svolto negli stessi luoghi dal Medioevo fino all’immediato dopoguerra: chiarissimo è il caso del Mulino di Salbertrand, oggi esemplarmente restaurato, che si trova nello stesso luogo ove sorgevano gli opifici di XIII secolo, o anche il caso dei mulini Sibille Charbon, di origine medievale, dove andavano a macinare il grano i Partigiani alla macchia per sfuggire ai controlli dei Nazifascisti.

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Il mulino dell'Ecomuseo di Salbertrand

Storia di un diverso equilibrio con la natura.
Se lo studio del passato non deve essere uno sterile gioco intellettuale, ma deve servire come base per proporre soluzioni per il futuro, l’iniziativa “L’uomo, l’acqua e la montagna” intende proprio andare in questa direzione: “Abbiamo, infatti, voluto proporre una forma di turismo “sostenibile”, che fruisca del territorio nel rispetto della sua molteplicità, comprendendo che quest’ambiente montano, più di altri, è il prodotto dell’azione antropica sulla natura e che tutte le tracce di questo rapporto possono essere affascinanti e godibili.
Inoltre, lo scarso livello di difficoltà della maggior parte dei percorsi proposti può servire a portare alla montagna anche coloro che sono inizialmente scoraggiati dall’impegno richiesto dalle escursioni “canoniche”.
Infine, in un contesto globale in cui si deve fare sempre maggiore attenzione alle risorse energetiche
locali, a basso impatto e pulite, ci pare di buon auspicio riproporre l’esempio dei mulini che, sfruttando con pochi meccanismi l’energia resa disponibile dai torrenti, la trasformavano in pane, vestiti, tetti, mobilio e attrezzi. Forse una delle risposte, ancorché parziale, alla sempre crescente domanda d’energia della nostra società potrebbe essere data riprendendo quest’esempio ed adattandolo alle esigenze e tecnologie moderne.” (dal
testo del Cahier n° 7 dell’Ecomuseo di Salbertrand, p. 45).

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Un mulino a ruota verticale ricostruito nell'illustrazione di Bruno Tordolo Orsello, per la Mostra itinerante

Un turismo per tutte le stagioni.
I percorsi proposti dal portale sono i più vari: si va dalle attrattive custodite nelle borgate, agli opifici “spersi” nella montagna, raggiungibili con brevi e facili escursioni in suggestivi panorami montani. Vi è anche la possibilità di visitare l’Ecomuseo di Salbertrand, dove il mulino è inserito in un articolato percorso didattico che ben tratteggia la vita montana “d’antan”. Il portale propone questi percorsi suddivisi per territori comunali, proprio per favorire chi, trovandosi già in zona, magari deluso da una mancata giornata sciistica, decida di scoprire un aspetto suggestivo, ma misconosciuto, del paese che lo ospita.
Luca Mario Nejrotti

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La pesta da canapa di Gravere

Tutte le immagini, salvo diversa indicazione, sono state ricavate dal sito internet dell’ACT.

Informazioni e contatti.
Ogni dettaglio dell’iniziativa e dei percorsi può essere trovato sul portale dell’ACT, da questo link.