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DIFFERENZA DI GENERE ANCHE NELLA MALATTIA
14/07/2010
Di Rosa Revellino

In uno studio pubblicato sulla rivista Cancer (clicca qui)
alcuni ricercatori del Seattle Cancer Care Alliance (clicca qui) hanno analizzato le statistiche dei casi di divorzio di 515 pazienti colpiti da varie forme di tumore al cervello e da sclerosi multipla, seguiti per un arco temporale di cinque anni, dal 2001 al 2006.
In base ai dati raccolti dagli studiosi, quando subentra una diagnosi di cancro la vita di coppia va in crisi fino alla disgregazione ed è soprattutto l’uomo ad abbandonare la famiglia se la moglie si ammala. Non mancano però casi di donne che, in seguito ad una diagnosi di cancro, hanno lasciato il partner per trovare altri spazi di ascolto, di affettività e di comunicazione.
Al centro di quest’analisi del Seattle Cancer Care Alliance, che ad una prima lettura può sembrare anche piuttosto banale, c’è l’attenzione per la dimensione della relazione emotiva oltre che fisica e sessuale collegata al manifestarsi della patologia oncologica. Dai dati rilevati dallo studio emerge infatti una forte carenza di intimità nelle coppie che vengono colpite da una diagnosi infausta, soprattutto se il partner “sano” concentra tutta l’energia affettiva nell’accudimento. Infatti chi si sente in dovere di prendere a carico il coniuge in difficoltà tende poi a recriminare i suoi sforzi e i sacrifici fatti col passare del tempo.
Questo iter conduce spesso alla separazione della coppia: un evento che influisce negativamente sulla qualità di vita residua dei malati e sul successo delle terapie. I pazienti soli hanno infatti più probabilità di venire ricoverati in ospedale ma minori possibilità di partecipare a sperimentazioni o di sottoporsi a diversi cicli di trattamento.
Lo studio prova poi che quando il tumore colpisce la donna, la probabilità di separazione della coppia è sette volte superiore. Anche nella malattia quindi c’è un differente atteggiamento correlato al genere che lascia demoralizzati, ma che certamente non stupisce. In fondo la storia insegna che la vita degli uomini non va di pari passo con quella delle donne: diversi sono i tempi di chi rimane a casa ad aspettare, di chi va fuori a “cacciare” o a “combattere”… ma rifugge da ansie, paure e responsabilità. 
Di seguito l’articolo del Corriere della Sera del 6 luglio 2010


INCHIESTA CANCRO? E IL MATRIMONIO VA IN PEZZI: SE TI AMMALI CI LASCIAMO.
SE IL TUMORE COLPISCE LEI LA SEPARAZIONE È SETTE VOLTE PIÙ PROBABILE.

MILANO - Una malattia grave in famiglia mette seriamente alla prova la solidità di una coppia: tante difficoltà pratiche e psicologiche finiscono per minare in modo irrecuperabile il rapporto, mandando in frantumi l’intimità sessuale e sentimentale. Le probabilità di separazione o di divorzio, però, sono sette volte superiori nel caso che sia la moglie ad ammalarsi. I motivi? Spesso, dopo esserle stato vicino durante il periodo delle cure, il marito la abbandona. Ma accade anche che a fare le valigie sia lei, perché combattere il cancro rende le donne più forti e consapevoli delle proprie capacità.

LO STUDIO – In uno studio pubblicato sulla rivista Cancer (clicca qui) ricercatori del Seattle Cancer Care Alliance hanno analizzato le statistiche dei casi di divorzio di 515 pazienti colpiti da varie forme di tumore al cervello e da sclerosi multipla, seguiti per un arco temporale di cinque anni, dal 2001 al 2006. I risultati hanno confermato quanto era già emerso dai pochi studi sul tema svolti in passato: circa il 12 per cento delle coppie va incontro a divorzio o separazione se uno dei due coniugi sviluppa il cancro. Ma ben il 21 per cento delle coppie tende a separarsi quando ad ammalarsi è lei, mentre soltanto il 3 per cento dei matrimoni s’infrange se è l’uomo ad essere colpito dalla malattia. La rottura è più frequente nelle coppie giovani (quelle con una storia insieme più breve o formate da persone di giovane età), mentre i coniugi anziani o sposati da lungo tempo sembrano reggere meglio l’impatto. Un fatto, comunque, risulta evidente: la separazione influisce negativamente sia sulla qualità di vita residua dei malati che sulle terapie. I pazienti soli, infatti, hanno più probabilità di venire ricoverati in ospedale e minori chance di partecipare a sperimentazioni o di sottoporsi a diversi cicli di trattamenti.

LA COPPIA SCOPPIA, DOPO - «Nella mia realtà confermo in pieno i dati dello studio americano – commenta Patrizia Pugliese, responsabile del Servizio di psicologia all’Istituto Tumori Regina Elena di Roma - : se un’unione va in crisi nella stragrande maggioranza dei casi è il marito che se ne va e la separazione riguarda soprattutto le persone giovani o le unioni formate da poco. Ma scoppiano davvero sole le coppie che avevano già dei problemi, magari trascurati, lasciati sopire per anni. E la malattia li mette in evidenza, li esaspera». Di solito, spiega l’esperta, marito e moglie restano molto uniti finché «c’è da fare»: intervento chirurgico, chemio e radioterapia, accompagnamenti per le visite, gestione di casa, famiglia e figli mentre il coniuge è più debole o ricoverato. I problemi arrivano dopo, nel follow up. Quando c’è tempo per riflettere e bisogna tornare alla «normalità», raccogliere le forze dopo la paura che la malattia porta con sé, programmare il futuro facendo i conti con il cancro e i cambiamenti avvenuti. Quando si torna a casa, alla quotidianità. E all’intimità, che troppo spesso non prevede il sesso.

STORIE DI SILENZI… - «Mio marito è stato splendido», racconta Roberta, 47 anni, operata quattro anni fa di un carcinoma al seno e ora in cura per una recidiva. «Si è fatto carico di tutto. Era onnipresente, per me e per nostra figlia: portava me alle visite e lei a scuola, ai corsi di nuoto, la seguiva alle gare. Coordinava i turni in ospedale e mi è stato molto vicino. Casa, spesa, vacanze, pensava a tutto lui. Cucinava, persino, e sorrideva». Eppure ora sono in crisi: lui rivendica gli sforzi fatti e mette in evidenza l’abisso che separa i suoi molti impegni rispetto a quanto fanno normalmente «gli altri uomini». Lei ringrazia, ma si sente sola. Con il dolore, la paura di morire e la sensazione sgradevole di non sentirsi più amata né desiderata, solo accudita. «Luca fa, fa tantissimo, si sente Superman in confronto ad amici e colleghi – continua Roberta -. Ma non mi parla, non mi vuole ascoltare. Quando ho tentato di parlargli delle mie ansie, ha sempre tagliato corto. E se mi vede pensierosa o solitaria s’infastidisce piuttosto che chiedermi cos’ho. Mi basterebbe un “come stai?” di tanto in tanto. E una carezza, un bacio, magari qualcosa in più». L’incapacità di comunicare i bisogni emotivi è uno degli scogli più grandi da superare: il malato si sente senza appoggio, incompreso, abbandonato a timori che il cancro ha scatenato. E il partner non sempre è in grado d’intuire cosa sta succedendo. «Comunicare è l’unica soluzione – dice Pugliese -. Bisogna esporre chiaramente pensieri e bisogni, da entrambe le parti. Perché i silenzi sedimentano e si creano mura invalicabili»

E DI TRADIMENTI – E il sesso? Tornare a farlo, appena possibile, è il consiglio degli esperti. Compatibilmente con i tempi di recupero dai trattamenti, ovviamente. Magari trovando strade nuove per una sessualità che, soprattutto agli inizi, potrebbe non consentire il tradizionale rapporto completo. Ma baci, carezze e «preliminari» sono parte fondamentale di una coppia che voglia restare unita. «Dovevo capirlo prima, ho sbagliato anch’io – ammette Sonia, che a 44 ha ritrovato la serenità e i piaceri dell’intimità con un nuovo compagno -. Avevo 35 anni quando mi hanno diagnosticato un carcinoma ovarico, convivevo con il mio ex da tre anni, ma stavamo insieme da sei. Ho subito un intervento e la chemio, per fortuna è andato tutto bene, ma noi due ci siamo persi. Dopo le cure lui non mi cercava più: era paziente e comprensivo o disinteressato? Forse entrambi, all’inizio. Io soffrivo di secchezza vaginale, dolore alla penetrazione e non avevo molta voglia. Non mi sentivo desiderata, evitavo il discorso. Giorno dopo giorno, senza parlarne, sono passati cinque anni. Cinque anni senza rapporti, per me. Lui si era trovato un’amante».

IL MALATO È LUI? CHIEDE AIUTO CON L’AMANTE – Simona Donegani, psicologa del Programma Prostata dell’Istituto Tumori di Milano dal 2003, di storie da raccontare ne avrebbe tantissime, tutte molto simili: vede circa 20 nuovi malati ogni settimana. Sono uomini a cui viene diagnosticato un tumore alla prostata, perlopiù over 60, vicini alla pensione. «Su di loro l’impatto della malattia è durissimo – spiega l’esperta -, sia a livello psicologico che sessuale perché l’uomo sente di perdere il suo potere di capofamiglia e vede messa in dubbio l’immagine virile che ha di sé. Incontinenza e disfunzione erettile, poi, sono un duro colpo da sopportare». Nonostante le difficoltà, comunque, il matrimonio regge. In oltre sette anni, su circa tre mila pazienti, la psicologa ricorda bene gli unici tre casi di separazione: «Tre coppie con grandi differenze d’età. Lui ultra 60enne, lei molto più giovane con l’intervento prostatectomia radicale vedeva rompersi l’idea di famiglia che avevano progettato. È stata l’impossibilità di avere dei figli a rendere la crisi irreversibile. E in tutti e tre i casi la separazione è stata ben accettata anche dall’uomo». Solitamente, invece, la donna accudisce il partner, è avvezza a offrire supporto emotivo, a sacrificarsi e non le dispiace cercare una nuova sessualità fatta più di preliminari (se per effetti collaterali legati alle cure la penetrazione diventa un problema). Lui spesso diventa geloso, possessivo, teme un tradimento, ma il tempo e il dialogo aggiustano le cose. «Per le donne, passati i 60 anni, nella stragrande maggioranza dei casi il sesso penetrativo non è la cosa fondamentale – continua Donegani -. Ma lo è per i maschi, che quando si presentano da me (chiede supporto psicologico solo un paziente su dieci circa, ndr) sono molto frustrati». E se non mancano i casi di uomini che, una volta lasciata la malattia alle spalle, decidono di “cambiare vita”, dedicandosi a nuove esperienze e nuovi amori, la maggior parte di quelli che chiede aiuto per la vita di coppia lo fa perlopiù accompagnato dall’amante, perché con la moglie spesso non c’è più intimità.

UNA DONNA SU QUATTRO LASCIA IL MARITO – Gli studi scientifici sul tema «cancro e divorzio» scarseggiano e dati italiani non ne esistono, ma secondo le stime fornite dall’Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) nei mesi scorsi il 25 per cento delle 400mila italiane ad oggi guarite dal cancro al seno ha chiesto la separazione perché il coniuge si è dimostrato inadeguato ad affrontare la prova. Di fronte a questi dati bisogna tenere presente che, con la diagnosi precoce, è sempre più alto il numero di donne che affrontano il cancro molto giovani, fra i 30 e i 40 anni. E che le possibilità di guarigione sono elevate. Sconfiggere il cancro, così, può equivalere a una seconda occasione: dopo aver sfiorato la morte si ritrovano l’entusiasmo e la voglia di vivere, di ripartire da zero. Ricominciare a vivere, dopo mesi di agonia e angoscia, spesso vuol dunque dire lasciarsi alle spalle molte cose e se una donna su quattro lascia il marito, cresce sempre di più pure il numero di ex-pazienti che diventano mamme (il 5 per cento) e che tornano al lavoro (il 40 per cento dopo due mesi dalla diagnosi, il 74 dopo due anni).

TRE CONSIGLI PER RESTARE UNITI – Come far reggere il matrimonio all’urto di una malattia grave? Le psicologhe concordano su tre punti fondamentali. Primo, chiedere un sostegno psicologico fin dalla diagnosi: aiuta a sentirsi meno soli e a non commettere gli errori più comuni per le coppie in questa situazione, prevenendo conflitti di coppia, distacchi e separazioni. Secondo, la parola d’ordine è comunicare. Chiedere al partner cosa gli fa paura, se prova dolore, quali sono le sue aspettative e i suoi bisogni. Terzo, non perdere l’intimità e riprendere la sessualità il prima possibile. Non esistono tempi obbligatori di stop da rispettare (a parte quelli legati all’intervento chirurgico) e non è detto che sesso equivalga solo al tradizionale rapporto completo. Si può sperimentare altro, i preliminari diventano più importanti e a un’intimità di baci e carezze non esistono limiti. È fondamentale che il malato si senta desiderato e il partner non si senta escluso, ma vicino.  (Vera Martinella)


DIFFÉRENCES DE GENRE MEME DANS LA MALADIE
Par Luca Nejrotti

Dans une étude publiée par le magazine Cancer (clique ici) les chercheurs du Seattle Cancer Care Alliance (clique ici) ont analysé les statistiques des cas de divorce de 515 patients frappés par des formes différentes de tumeur au cerveau et de sclérose multiple, suivis durant un arc temporal de cinq ans, entre 2001 et 2006.
Sur la base des données recueillies par les chercheurs, quand il y a un diagnostic de cancer la vie de couple va en crise jusqu'à la séparation et c'est l'homme, surtout, à abandonner la famille si la femme tombe malade. Ils ne manquent pas, cependant, des cas de femmes qui, à la suite d’un diagnostic de cancer, ont laissé le partenaire pour trouver d’autres places d'écoute, d'affectivité et de communication.
Au centre de cette analyse du Seattle Cancer Care Alliance, qui peut sembler même plutôt banale à une lecture superficielle, il y a l'attention pour l’aspect de la relation émotive au-delà que physique et sexuelle, au moment de l’apparition de la pathologie oncologique. Sur la base des données relevées par l'étude, il émerge, en effet, une forte carence d'intimité dans les couples qui sont frappées par un diagnostic funeste, surtout si le partenaire « sain » concentre toute l'énergie affective dans l’assistance. En effet, celui qui se mis en devoir de prendre en charge le conjoint en difficulté, par la suite tend à remâcher ses efforts et les sacrifices fait avec le passer du temps.
Cet iter mène souvent à la séparation du couple : un événement qui influe négativement la qualité de vie restante des malades et le succès des thérapies. Les patients seuls ont en effet plus de probabilités de venir hospitalisés, mais moins de chances de participer aux expérimentations ou de se soumettre à cycles de traitement différents.
En suite, l'étude prouve que, quand la tumeur frappe la femme, la probabilité de séparation du couple est secte fois supérieure. Aussi dans la maladie, donc, il y a une attitude différente corrélée au genre qui décourage, mais qui, bien entendu, n'étonne pas. Au bout du compte, l'histoire enseigne que la vie des hommes ne suive pas le même parcours de celle des femmes : différents ce sont les temps de celle qui reste à la maison à attendre et de celui qui va à « chasser » ou à « combattre » dehors, mais qui a horreur des anxiétés, des peurs et des responsabilités. 
Ci-joint l'article du Corriere della Sera du 6 juillet 2010



GENDER DIFFERENCES ALSO IN ILLNESSES
By Annamaria Cervai

Seattle Cancer Care Alliance researchers (click here) published a study in the magazine Cancer (click here) in which they analysed divorce statistics for 515 brain tumor and multiple sclerosis patients, followed for five years, from 2001 to 2006.
As the results stated, after a cancer diagnosis the couple go into crisis and then break up. It is mainly the man who abandons his family when the woman falls ill. However, also many women, after a cancer diagnosis, leave their partner and seek other listening, affectivity and contact spaces.
The attention to emotions and sexual area connected with the coming up of the illness, though banal at the first reading, is the core of the Seattle Cancer Care Alliance research.
Data show a big lack of intimacy especially when the “healthy” partner in the couple devotes all his/her emotional energies in taking care of the other one. As a matter of fact, who feels the duty to take charge of the ill partner tends to recriminate the efforts and sacrifices done with the passage of time.
This situation often leads the couple to break up and affects in a negative way the patient’s residual life quality and the success of therapy. As a matter of fact, sole patients have more chances to be admitted to hospital but less chances to take part in trials or repeated treatment cycles.
Data also show that couple separation is seven times more probable when it is the woman to fall ill.
Not surprisingly though discouraging, gender shows a different attitude towards illnesses. After all, history teaches that man’s life do not keep pace to a women’s : the sense of time is different between the one who stays at home and waits and the one who “goes hunting or fighting” … but escapes from  preoccupations, fears and responsibility.
Here below Corriere della Sera article of 6th of June 2010.