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LA SCURE DELLA MANOVRA SULLA SANITÀ
02/07/2010

Di Guido Giustetto

In un articolo su Salute Internazionale, la Prof.ssa Nerina Dirindin sottolinea il paradosso della manovra finanziaria nei confronti del settore sanitario
Infatti la sanità pubblica sembra essere il settore che più di ogni altro è stato capace di dotarsi, nel corso degli ultimi decenni, di riforme strutturali che hanno contenuto il tasso di crescita della spesa e hanno consentito un continuo (ancorché ancora insufficiente) miglioramento della qualità dell’assistenza.
Il livello della spesa sanitaria pubblica è inferiore a quello dei principali paesi europei: 6,7% del Pil nel 2007, a fronte di una media dei paesi con sistemi di sicurezza sociale (Francia, Germania, Austria) dell’8,1% e una media dei paesi scandinavi con sistemi universalistici del 7,3% (Oecd Health Data 2009). Inoltre, la dinamica della spesa ha registrato negli ultimi anni un significativo rallentamento: mentre “nel periodo 2000-2005 il tasso medio di incremento della spesa sanitaria è stato pari al 7,3% annuo, nel periodo 2006-2009 il tasso è risultato pari al 2,9%” (Ministero dell’Economia, RUEF 2010).
Anche rispetto al resto del settore pubblico, la sanità mostra livelli di performance decisamente più soddisfacenti. Nel 2009, ad esempio, la spesa pubblica primaria totale è cresciuta del 4,9%, mentre la spesa sanitaria pubblica è cresciuta solo dell’1,9% (Banca d’Italia, Relazione Annuale sul 2009). I risultati sono frutto degli interventi messi in atto dalle singole regioni, autonomamente o obbligatoriamente a seconda della diversa capacità di governo.

A fronte di una situazione decisamente migliore che nel resto della pubblica amministrazione, quali gli interventi previsti dalla recente manovra per la sanità?
Il blocco del turn over che penalizza i migliori e favorisce i fornitori privati,  il maggior sacrificio richiesto ai livelli decentrati di governo rispetto al livello centrale, la riduzione delle risorse a Regioni e Comuni per i servizi sociali, già pesantemente segnati dagli interventi a riduzione del fondo nazionale sociale e delle risorse per la non autosufficienza.

Al link, ciascuno di questi punti viene analizzato in dettaglio.

clicca qui

LA HACHE DE LA LOI DE FINANCES SUR LA SANTE

Dans un article sur « Sanità Internazionale », Nerina Dirindin souligne le paradoxe de la loi de finances sous l’aspect du secteur sanitaire.
La santé publique, de fait, semble être le secteur qui a été capable, plus que les autres, de se douer, au cours des décennies dernières, de réformes structurales qui ont contenu le taux de croissance de la dépense et qui ont permis une continue, même si encore insuffisante, amélioration de la qualité de l'assistance médicale.
Le niveau de la dépense sanitaire publique est inférieur à celui des principaux pays européens : 6,7% du PIB en 2007, face à la moyenne des pays avec des systèmes de sûreté sociale (France, Allemagne, Autriche) qui arrive au 8,1% et à la moyenne des pays scandinaves avec des systèmes universalistes qui arrive au 7,3% (Oecd Health Data 2009). La dynamique de la dépense montre, en outre, un ralentissement significatif dans les derniers ans : si « durant la période 2000-2005 le taux moyen d'accroissement de la dépense sanitaire a été le 7,3% annuel, par contre, dans la période 2006-2009, le taux a été le 2,9% » (Ministère de l'économie RUEF 2010).
Aussi par rapport aux autres domaines du secteur public, la santé atteint un niveau de performances bien plus satisfaisantes. En 2009, par exemple, la dépense publique primaire totale a grandi du 4,9%, quand la dépense publique sanitaire a grandi seulement de l’1,9% (Banca d'Italia Rapport Annuel du 2009). Les résultats sont l’effet des interventions mises à exécution par les régions, de manière autonome ou obligatoirement, selon la différente capacité de gouvernement.
Face à une situation bien meilleure que dans le reste de l'administration publique, quelles sont-elles les interventions prévues par la récente loi de finances pour la santé ?
Le bloc du turn over qui pénalise les meilleurs et qui favorise les fournisseurs privés ; le sacrifice plus grand demandé aux rayons décentrés de gouvernement par rapport au noyau central ; la réduction des ressources pour les Régions et pour les Communes à l’égard des services sociaux, déjà frappés lourdement par les interventions de la réduction du fond national social et des ressources pour la non autosuffisance.

Au link suivant, chacun de ces aspects est analysé en détail.
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