
Tratto da: Progetto Stili di vita pg 9-15
Società Italiana di Parodontologia
Gli stili di vita e le malattie cardio-metaboliche, l'obesità e le malattie paradontali.
Diversi studi dimostrano che la Sindrome Metabolica (SM) si manifesta nei soggetti predisposti che vivono una vita sedentaria e si alimentano in maniera eccessiva (4). La SM è fortemente associata allo sviluppo futuro di Diabete (5). L'obesità è una malattia cronica fortemente influenzata dagli stili di vita, caratterizzata da un eccesso di massa grassa distribuita in maniera differente nei vari distretti corporei e nei diversi soggetti. Tale condizione è fortemente associata al futuro sviluppo di malattie cardiovascolari (6). La prevalenza dell'obesità è in aumento in tutti i paesi occidentali, al punto da essere definita come una epidemia. In USA contribuisce a 300.000 morti/anno, diventando in tal modo la seconda causa di morte dopo il fumo. II parametro più semplice e quindi più utilizzato per definire il grado di obesità è l'Indice di Massa Corporea (Body Mass Index - BMI) che si ricava dal rapporto tra il peso espresso in chilogrammi e l'altezza in metri al quadrato. Negli ultimi anni alcuni studi hanno fatto emergere un'associazione fra parodontite ed obesità suggerendo che il TNF prodotto dagli adipociti favorisca uno stato iperinfiammatorio che aumentando sia il rischio parodontite che la resistenza insulinica (7). Il diabete è una patologia molto comune fortemente associata alla SM e/o obesità e a stili di vita poco salutari. Il tipo 1 o giovanile è caratterizzato dalla distruzione delle cellule pancreatiche con linfociti CD4+ e CD8+ e infiltrazione dei macrofagi nelle isole pancreatiche comportando solitamente insulino-deficienza. Esistono due sottoforme: il tipo 1A con caratteristiche immuno-mediate ed il tipo 1B o idiopatico, che colpisce maggiormente giovani africani e asiatici. Il diabete di tipo 1 comprende solo il 5-10% di tutte le forme. Il diabete di tipo 2 o alimentare è associato a patogenesi non immunitaria. È correlato alla presenza di geni in prossimità del sito HLA sul cromosoma 6. È detto anche non chetosico. Comprende quasi la maggioranza dei casi, il 90-95% di tutte le forme. Il diabete non compensato è riconosciuto essere un fattore di rischio per la progressione della parodontite. Da un punto di vista patogenetico, il diabete non compensato è in grado di agire a diversi livelli nella progressione della parodontite con alterazioni microbiologiche che favoriscono la selezione dei batteri parodontopatogeni, alterazioni della risposta dell'ospite con riduzione dei fenomeni di diapedesi e chemiotassi dei polimorfonucleati ed alterazioni tissutali nel connettivo parodontale con deposizione di prodotti
metabolici del glucosio (Advanced Glycation end-Products AGEs). Recentemente, è stato ipotizzato che l'associazione diabete-parodontite sia di tipo bi-direzionale e che il controllo dell'infezione parodontale e dell'infiammazione ad essa associata possa contribuire a migliorare il livello di controllo glicemico nei diabetici (8).
Gli stili di vita e l'influenza sul rischio cardiovascolare. Le malattie cardiovascolari sono la più importante causa di morte nei paesi industrializzati (Graham et al. 2007] e sono una importante causa di inabilità. La loro incidenza è fortemente associata con l'aumento dei costi per la sanità pubblica. Aumentati livelli lipidici, fumo, ipertensione, diabete, uso di alcool, scarsa attività fisica e aumento del BMI sono universalmente considerati fattori di rischio per le malattie cardiovascolari (9). Negli ultimi anni diversi studi hanno riportato un'associazione fra la parodontite e le malattie cardiovascolari, anche dopo il bilanciamento per i comuni fattori di confondimento statistico (10, 11, 12), In particolare, la parodontite predice l'aterosclerosi sub-clinica in giovani adulti sani (13). Altri studi inoltre dimostrano l'efficacia della terapia parodontale nel ridurre i livelli di proteina C-reattiva (14, 15) e di favorire il miglioramento della funzione endoteliale (16, 17]. Un fattore di rischio in grado di influenzare l'insorgenza delle malattie cardiovascolari è rappresentato da un'alimentazione ricca di grassi e povera di verdure/frutta. Infatti gli acidi grassi regolano l'equilibrio del colesterolo e la concentrazione/precipitazione delle lipoproteine plasmatiche sulla superficie vascolare. Una dieta ricca di grassi costituisce un fattore causale nella patogenesi delle malattie cardiovascolari (18]. Altre evidenze suggeriscono invece che una dieta ricca di frutta/verdura sia associata ad una ridotta incidenza degli eventi cardiovascolari 18), In uno studio randomizzato americano (19), 811 adulti in sovrappeso furono sottoposti a 4 differenti tipi di dieta con 4 diversi bilanciamenti di grassi, proteine e carboidrati. L'obiettivo principale dello studio era valutare il calo di peso nei pazienti a due anni. Dopo 6 mesi tutti avevano perso una media di 6 chili (circa il 7% del peso iniziale). A due anni l'80% dei pazienti aveva aderito alla dieta con una perdita media di 4 kg. Le diete testate erano tutte efficaci indipendentemente dalle loro caratteristiche macronutritive: l'adesione e la costanza nella dieta risultavano più importanti del tipo di dieta.
Fumo. Ogni anno il consumo di tabacco è responsabile della morte di circa 3,5 milioni di persone nel mondo, di cui circa 650 mila nell'Unione Europea. Si calcola che ogni minuto circa 7 individui muoiano a causa del fumo: 1 decesso ogni 9 secondi. Seguendo tale andamento, si stima che nel 2025 ci saranno circa 10 milioni di morti per anno a causa del fumo di sigaretta. Secondo più recenti indagini, oggi in Italia fumano più di 14 milioni di persone, e si stima che i morti attribuibili al fumo di tabacco siano circa 90.000 all'anno, di cui oltre il 25% di età compresa tra i 35 ed i 65 anni. Da un punto di vista fisiopatologico, sono oltre 4000 le sostanze presenti nel fumo di una sigaretta accesa, di cui 40 sono considerate cancerogene. Ma certamente la nicotina rappresenta la sostanza più nota in quanto rappresenta la molecola che maggiormente determina assuefazione e che fa del fumo una delle tossicodipendenze più pericolose. Più di un quarto di tutte le forme di cancro sono causate dal fumo: non solo i tumori polmonari, la cui insorgenza è connessa per il 90% a questa abitudine, ma anche i tumori dell'esofago, laringe, corde vocali, vescica, pancreas, rene, stomaco, sangue (leucemia mieloide). Al fumo sono inoltre connesse alcune gravi patologie cardiocerebro-vascolari, quali infarto miocardico e ictus trombo-embolici e naturalmente, malattie croniche dell'apparato respiratorio, come le bronco-pneumopatie croniche ostruttive di tipo asmatico ed enfisematoso. Dal 1950 ad oggi sono comparsi nell'ambito della letteratura internazionale una serie di lavori scientifici che hanno chiaramente identificato il fumo come fattore di rischio per la malattia parodontale (20). Nel 1999, l’ American Academy of Periodontology ha pubblicato uno specifico position paper nel quale si evidenziava come l'uso di tabacco rappresenti un'importante variabile in grado di influire sulla prevalenza e progressione delle diverse forme di malattie parodontali. Infatti, maggiori profondità di sondaggio, di perdita di attacco e di osso di supporto sono stati osservati in soggetti fumatori rispetto ai non fumatori e che l'entità di distruzione tissutale risultava correlata alla durata ed alla quantità di tabacco usato nelle sue diverse forme (generalmente sigarette]. Anche la risposta alle comuni terapie parodontali risulta essere alterata nei soggetti fumatori. È stata inoltre osservata un'influenza negativa del fumo sulle patologie peri-implantari,
L'esercizio fisico e la sua influenza sulla salute sistemica e del cavo orale. Tra gli stili di vita, la promozione di una corretta ed equilibrata attività fisica rappresenta una sfida volta alla prevenzione, ma anche al trattamento, di numerose malattie sistemiche che non si manifestano necessariamente con un disordine dell'apparato locomotore (21). Nel 2004, l'OMS (22) ha affermato che la sedentarietà risulta essere possibile causa di malattie responsabili di circa 2 milioni di morti nel mondo ogni anno, del 10-16% dei casi di neoplasie e di diabete e del 22% dei casi di cardiopatia ischemica, con uguale incidenza fra i due sessi. Al contrario, qualsiasi incremento dell'attività fisica si traduce in un beneficio per la salute; pertanto la promozione di una regolare attività fisica rappresenta un obiettivo primario dell'OMS e di ciascun Sistema Sanitario Nazionale dei principali Paesi del mondo. In letteratura è riconosciuta una possibile associazione tra malattie parodontali e sedentarietà, benché la consistenza dell'evidenza scientifica non permetta di giungere a conclusioni definitive relativamente ai rapporti di causalità (23, 24]. È indubbio tuttavia che diversi studi di tipo epidemiologico e cross-sectional mostrano chiaramente gli effetti antiinfiammatori dell'attività fisica regolare, così come è dimostrata da studi trasversali e da uno studio prospettico (25), che gli individui attivi fisicamente hanno un rischio più basso di ammalarsi di parodontite rispetto a quelli sedentari. Recentemente si è dimostrato anche che la regolare attività fisica può contribuire a ridurre la risposta infiammatoria locale nei soggetti affetti da parodontite di grado moderato e grave (26). Oltre a ciò l'esecuzione di una attività fisica regolare rappresenta una fondamentale strategia di prevenzione per malattie cardiovascolari, obesità, diabete mellito, depressione, neoplasie, sia da sola che in associazione con interventi volti alla riduzione di altri fattori di rischio come il fumo, lo stress, il sovrappeso (27, 28, 29,30, 31, 32). In questo senso quindi la prevenzione di malattie spesso associate alla parodontite come le malattie cardiovascolari, l'obesità, il diabete ed il controllo di fattori di rischio di interesse parodontale come il fumo e lo stress, rendono la promozione dell'attività fisica come un aspetto fondamentale anche per l'attività clinica dell'odontoiatra.
Stress. "Stress" nel linguaggio comune indica uno stato di malessere in conseguenza di eventi esterni (o interni) alla persona. Storicamente definito come uno stato di mancato adattamento (mediato dai sistemi di controllo dell'organismo) a condizioni esterne, ha oggi assunto un significato multidimensionale, dove entrano in gioco aspetti psicologici (percezione dell'evento stressante, motivazione, precedenti esperienze, personalità, ecc], socio-ambientali (lavoro, problemi economici, relazione con altri soggetti, modificazione dei comportamenti, ecc], e biologici (alterazioni neurovegetative, ormonali, immunologiche, background genetico, ecc] dell'individuo. L'esposizione ad uno stato di stress cronico è in grado di provocare profondi cambiamenti negli stili di vita degli individui, base per il diffondersi delle patologie croniche. Come molte malattie croniche lo sviluppo della malattia parodontale è legato anche a condizioni che alterano la resistenza dell'ospite nei confronti dei batteri parodontopatogeni.
D'altra parte, la variazione nel grado di severità della malattia parodontale sembra non essere completamente spiegata dalle sole condizioni genetiche, sistemiche, dal fumo, dall'igiene orale o dall'età. I ricercatori pertanto hanno ipotizzato che fattori psicologici come lo stress, possano avere un ruolo nel chiarire tale variabilità, in particolare determinando un'alterazione della reazione infiammatoria indotta dall'accumulo di placca, a sua volta controllata dal rapporto fra sistema immunitario e attività neuroendocrina (33), Data la relazione fra esperienze psicologiche negative ed attività immunitaria, non è sorprendente riscontrare diversi studi clinici osservazionali ed epidemiologici in cui vengano descritti legami esistenti fra stati psicologici negativi, e insorgenza e progressione della patologia parodontale (34, 35. 36). Le ricerche basate su studi cross-sectional propongono che lo stress sia positivamente correlato, con la severità della malattia parodontale (37, 38). Possiamo meglio comprendere il valore dello stress, considerandolo parte di un complesso sistema dinamico di transizione fra l'individuo e l'ambiente in cui vive (39). Lo stress è parte della vita dell'uomo, a tutti i livelli, e può essere compatibile con lo stato di salute. Le problematiche ad esso correlabili, nascono quando sia presente a livelli superiori rispetto alle capacità di reazione nell'individuo. I meccanismi chiamati in causa per spiegare l'associazione tra stress e presenza di sintomi fisici e/o patologie, sono molteplici e complessi. In particolare possiamo distinguere un meccanismo diretto ed uno indiretto (40). Il primo vede lo stress come fattore in grado di modificare di per sé alcuni meccanismi di controllo dell'organismo (immunologico, ormonale, neurovegetativo) direttamente coinvolti nel determinare la patologia; il secondo invece fa si che lo stress sia in grado di indurre l'assunzione di stili di vita scorretti che fungono da elementi di transizione per l'insorgenza di grandi patologie croniche. Possiamo infine considerare lo stress come indicatore di rischio per la patologia parodontale. Esso comporta, comunque, dei cambiamenti a livello delle abitudini orali, come lo scarso controllo di placca, e nelle reazioni comportamentali dell'ospite, come la maggior esposizione al fumo, in grado di influenzare direttamente sulle condizioni che determinano l'insorgenza della malattia parodontale.
Conclusioni. L'adozione di stili di vita salutari si associa ad un aumento della vita media e ad un miglioramento della qualità di vita. Un vasto lavoro prospettico con 16 anni di follow-up (41) su 2357 maschi americani sani (età media 72 anni) ha analizzato l'impatto dei diversi stili di vita sulla mortalità.
In particolare gli obiettivi di questo studio erano capire quali fattori erano associati ad una sopravvivenza di almeno 90 anni e quale la loro influenza sulle malattie in individui di età >90 anni. Al follow-up finale il 41% degli individui aveva superato la soglia dei 90 anni.
Il fumo di sigaretta, il diabete, l'obesità e l'ipertensione erano associati ad un più alto rischio di mortalità prima dei 90 anni. L'esercizio fisico regolare migliorava mentre il fumo e l'obesità peggioravano significativamente le aspettative di vita. Il fumo era inoltre associato con la riduzione della memoria.
Esiste convincente evidenza scientifica che la parodontite sia influenzata da stili di vita poco salutari come fumo e scarsa igiene orale.
Esiste convincente evidenza scientifica che alcuni stili di vita come dieta ricca di grassi e povera di verdure, fumo e scarso esercizio fisico favoriscano la patogenesi di diabete e malattie cardiovascolari riducendo le aspettative di vita nei paesi industrializzati.
Esistono dati convincenti che si può prevenire la parodontite modificando gli stili di vita.
Esistono dati convincenti che si possano prevenire il diabete e le patologie cardiovascolari modificando gli stili di vita.
Esiste una convincente evidenza scientifica che la parodontite sia associata a diverse malattie sistemiche, in particolar modo all'aterosclerosi sub-clinica e gli eventi acuti cardiovascolari.
La terapia parodontale inoltre riduce la risposta infiammatoria sistemica e migliora la funzione endoteliale, considerate potenziali fattori di rischio cardiovascolare.
La parodontite, il diabete e le malattie cardiovascolari sono malattie croniche e multifattoriali che condividono diversi stili di vita/fattori di rischio simili.
L'odontoiatra e l'igienista dentale possono essere figure chiave nel modificare stili di vita poco salutari favorendo così la prevenzione della parodontite, del diabete e delle malattie cardiovascolari.
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