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ODONTOFOBIA: LA DIAGNOSI
21/02/2010

Di Virginio Bobba

Marco Scarpelli, Chiara Dragoni, Valentina Magnani, Federico Andreatini
L’approccio comportamentale dell’odontoiatra
I quaderni di andi assicura volume 3 –2009

La conseguenza più deleteria che comporta la fobia dentale è indubbiamente l'impatto sulla salute orale ed in modo diretto, sulla qualità di vita a questa legata (in letteratura si parla di "Oral health-related quality of life" , concetto che, per la sua importanza e profondità, è stato ben delineato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, ed ha recentemente assunto ampia risonanza). L'odontofobia rappresenta infatti la ragione cardine per gli appuntamenti odontoiatrici mancati o annullati e per l'irregolare fruizione dei servizi dentistici. Numerosi studi sono stati pubblicati al fine di porre in evidenza come i pazienti che soffrono di odontofobia siano una popolazione di importanza notevole per la salute pubblica: ciò è dovuto proprio a quei comportamenti di evitamento che i pazienti fobici mettono in atto, i quali, se protratti per un tempo prolungato, possono condurre da problemi squisitamente dentali a gravi problemi di salute generale quali osteomieliti faciali, estensioni intracraniche degli ascessi periapicali, sinusiti, sepsi, mediastiniti, febbre, setticemie, polmoniti e infezioni del tratto urinario.
In aggiunta, i medicamenti che i soggetti fobici si somministrano, in modo autonomo e spesso indiscriminato, al fine di lenire il dolore, possono provocare risposte serie tra cui reazioni avverse, reazioni da sovradosaggio (con patologie epatiche, insufficienza renale), reazioni
allergiche (fino all'anafilassi) e idiosincrasie.
In ultimo, persone con severa paura dentale sono caratterizzate da un elevato consumo dì alcol, sostanze stupefacenti e droghe illecite, e da un'alta frequenza di giorni lavorativi persi per malattia: su scala nazionale, ciò incide in modo considerevole sui costi finanziari della comunità.
Due sono i principali problemi orali del paziente odontofobico: l'elevata prevalenza di lesioni cariose e il deterioramento dello stato periodontale. Numerosi studi hanno messo in luce come statisticamente il soggetto con fobia dentale presenti un numero significativamente più elevato di superfici cariate, elementi dentari cariati e elementi mancanti rispetto alla popolazione generale. Gli elementi dentari funzionali sono per conseguenza ridotti di numero; tale sostanziale differenza nei gruppi di età più avanzata (il gruppo di età compresa tra i 55 e i 64 anni è risultato avere una media di 9,8 denti funzionali) indica che il soggetto con fobia dentale preferisce optare per la soluzione più drastica (la terapia estrattiva, anche sotto anestesia generale) piuttosto che affrontare un piano di trattamento conservativo.
Per quanto riguarda invece la salute delle strutture parodontali, in uno studio effettuato da Eitner e colleghi si è calcolato che in media una percentuale oltremodo bassa (circa 1,9%) di pazienti odontofobici presenta un parodonto sano; in media un numero relativamente basso (approssimativamente il 7,3%) mostra una gengivite marginale, mentre nella restante parte (88,8%) si osserva una condizione di parodontite cronica generalizzata, che può arrivare a essere anche di grado severo.
La quasi totalità dei soggetti necessita di una terapia parodontale ad almeno un elemento dentario.
Il quadro clinico intraorale può raggiungere livelli di compromissione importante, con la presenza di abbondanti depositi calcifici e di placca, residui radicolari multipli, denti sventaglianti e con mobilità variabile; spesso il quadro è accompagnato da algia diffusa e alitosi.
Ne deriva naturalmente che le ripercussioni non sono limitate al piano funzionale, ma incidono anche su quello estetico, nonché, data l'importanza del viso e della bocca nelle relazioni interper-sonali, nella comunicazione e nella socialità, sul piano psico-sociale. Quest'ultimo aspetto peculiare dell'odontofobia è stato approfondito da numerosi autori.
Il deterioramento della salute orale può di fatto diventare una seria sorgente di insicurezza, minare il rispetto di sé stessi e incrementare l'isolamento sociale, il quale, a sua volta, può causare depressione o altri problemi psichiatrici e condizioni psico somatiche, o esacerbare quelle condizioni che sono presenti nei gruppi di individui fobici.
È certo che i soggetti odontofobici siano caratterizzati da una bassa autostima, da una scarsa sicurezza in sé stessi, da basso morale e sono sensibili al proprio aspetto dentale.
La fobia dentale incide sulla qualità di vita, specialmente nelle aree del benessere psicologico, della vitalità e della volontà di socializzazione. In uno studio di Berggren si evince che i problemi si riscontrano primariamente nelle attività sociali (incontrare amici, uscire di casa, 52%), secondariamente nell'andare in vacanza (46%) e nei rapporti familiari (41%). La vita sociale dei pazienti odontofobici può talvolta rivelarsi completamente annullata.
In merito alla vita quotidiana, vi sono differenze nella facilità a rilassarsi, nella tensione e nella soddisfazione generale. Modificazioni rilevanti si possono riscontare sul posto di lavoro (nelle relazioni con i colleghi e col proprio capo, con un rischio aumentato di non riuscire a progredire nella carriera), nelle attività di piacere e del tempo libero (hobby e sport), e, in modo meno significativo, nei lavori domestici.
Viene così a instaurarsi un circolo vizioso: dove lo stato scadente di salute orale combinato con l'incapacità del paziente odontofobico di accettare il trattamento odontoiatrico genera sentimenti di vergogna, di imbarazzo e di inferiorità, tali sentimenti incrementano lo stato d'ansia fobica e rinforzano l'evitamento per paura di essere ridicolizzato, deriso e criticato. Trattare il problema, spezzando il cerchio della fobia, significa quindi non solo ripristinare la salute orale del paziente, ma, conseguentemente, migliorare la sua qualità di vita e il suo benessere.
Ma come può l'odontoiatra riconoscere un paziente ansioso o fobico che accede per la prima volta al suo studio? Tendenzialmente, un odontoiatra basa il proprio comportamento sulle informazioni che riceve dal paziente nel corso della prima visita.
Una condotta di questo tipo può però rivelarsi superficiale e inadatta: il paziente odontofobico può infatti dichiarare apertamente al dentista l'ansia che ha sempre provato nei confronti di tutta la categoria, oppure può anche cercare di nasconderlo in ogni modo, finché la paura non erompe nel corso del primo trattamento. Il clinico non può quindi prescindere dal conoscere la reale entità della paura del paziente che ha di fronte, per gestirla correttamente.
Il miglior modo per raggiungere questo obiettivo è proporre ad ogni nuovo paziente, già in sala d'attesa, un test conoscitivo con domande mirate alla paura che prova nei confronti del dentista.
Il test più diffuso a livello internazionale è il Dental Anxiety Scale, ideato da Corah e coll, nel 1978. Questo test, a parere della più recente letteratura, è molto semplice,
completo e valido (Berggren, 2000), e il migliore per quanto riguarda consistenza interna e affidabilità test-ritest (Timothy, 2003).
La valutazione dei risultati del test, compilato dal paziente prima della prima visita, consente al clinico di operare una prima classificazione dell'ansia del soggetto che si troverà sulla poltrona.
Un punteggio compreso tra 1 e 4 individua un paziente non ansioso, mentre tra 5 e 8 un'ansia considerata fisiologica nella popolazione.
Un punteggio compreso tra 9 e 12 mette in allarme per la presenza nel soggetto di ansia dentale; valori più elevati, tra 13 e 16, significano odontofobia di grado moderato. Un punteggio tra 17 e 20 identifica infine una situazione grave, di fobia dentale.
È naturale immaginare che ogni categoria non ha limiti netti, precisi, ma ognuna sfuma gradualmente nelle altre, a dare un quadro continuo di intensità crescente.
Il test dovrà essere incluso nella cartella clinica del paziente, e rappresenterà un termine di confronto importante qualora il paziente dovesse ripresentarsi dopo alcuni anni dal dentista.


DENTAL ANXIETY SCALE DI CORAH ( 1978) - clicca qui


Con i risultati alla mano, l'odontoiatra può approcciare il paziente odontofobico in modo appropriato e soprattutto sereno.

Italian Version of Corah's Dental Anxiety Scale: Normative Data in ...
To test the Italian translation of Corah's Dental Anxiety Scale (DAS) and to
check the relationship between dental anxiety and the American Society of ...
www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC ...

Norman Corah's Dental Questionnaire Scoring the Dental Anxiety ...

Corah's Dental Anxiety Scale, Revised (DAS-R) ... Please rank your concerns or
anxiety over the dental procedures listed below by ranking them ...
www.dentalfearcentral.org/media/denta ...