UNA RETE…PER PROTEGGERE I MINORI
18/07/2010
Di Rosa Revellino

Quando si dice che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio…non si pronuncia solo una massima di saggezza popolare, ma forse un’autentica verità.
Facebook, il famigerato e colpevole social network attualmente più frequentato ed abusato, si è dotato da pochi giorni di un "panic-button", parola tanto intuitiva quanto intrigante: si tratta di un nuovo pulsante con il quale i giovani internauti potranno chiedere aiuto, ad un personale qualificato, in condizioni di pericolo via Web, cioè nel dubbio di essersi imbattuti in adescatori, pedofili o altri pericolosi fantasmi virtuali.
Con un click del mouse ci potrà mettere in contatto con il Child Exploitation and Online Protection Centre (Ceop, http://www.ceop.gov.uk/), un´associazione specializzata nell´assistenza ai minori che abbiano subito minacce, sfruttamenti, abusi sessuali in rete.
Come afferma il vicepresidente di Facebook per l'Europa, Joanna Shields, questa iniziativa non è un’arma risolutiva per rendere più sicuro l’uso di Internet, ma è uno sforzo di gruppo, tra polizia, famiglia, industria e giovani, per rendere questo mezzo di comunicazione più sicuro, più fruibile, oltre che più stimabile.
Di seguito l’articolo di Repubblica del 13 giugno 2010
FACEBOOK SFIDA I PEDOFILI IN RETE UN PULSANTE PER PROTEGGERE I MINORI
Basta un click per contattare esperti anti-molestie
un gruppo di psicologi dirà ai minori cosa fare e denuncerà i predatori sessuali
LONDRA - È il passatempo preferito di milioni di teen-ager, ma può trasformarsi in una trappola. È il nuovo modo di fare conoscenza nell´era digitale, ma può essere anche un luogo di adescamento per pedofili e predatori sessuali. Facebook, il sito di social network più popolare del pianeta, ha perciò deciso di dotarsi di un campanello d´allarme: un "panic button" per minorenni, ma utilizzabile anche dagli adulti se necessario, attraverso il quale chi pensa di essere entrato in contatto con un predatore sessuale può immediatamente chiedere aiuto a esperti. Specialisti in grado di sostenere le giovani vittime, mettere in guardia contro i rischi ed eventualmente denunciare i carnefici.
Da ieri sulle pagine di Facebook - britanniche e non solo - appare una nuova applicazione di sicurezza, ideata specificatamente a protezione della fascia di età fra i 13 e i 18 anni. L´obiettivo è proteggere i ragazzi da adulti che possono cercare di adescarli on line e quindi di incontrarli fuori dal Web, nella vita reale. Con un click del mouse, i giovani internauti possono collegarsi con il personale del Child Exploitation and Online Protection Centre (Ceop, clicca qui, un´associazione specializzata nell´assistenza ai minori davanti a minacce di sfruttamento e abusi sessuali commessi navigando in rete. Se un ragazzo o una ragazza temono di avere fatto un brutto incontro, premendo il "panic button" trovano subito qualcuno che li ascolta.
Dall´inizio dell´anno nel Regno Unito sono circolati appelli affinché Facebook prendesse un´iniziativa di questo genere, dopo che alcuni stupratori avevano usato il social network per attirare le loro prede. Le pressioni a introdurre misure simili sono cresciute dopo che un 17enne di nome Ashleigh Hall è stato rapito, violentato e assassinato da un uomo che aveva finto di essere un adolescente, facendo la sua conoscenza su Facebook. Contemporaneamente, il sito lancerà una massiccia campagna di sensibilizzazione per informare i suoi più giovani utenti sulla nuova applicazione, invitandoli a scaricarla gratuitamente sul proprio profilo.
«Pensiamo che la semplice esistenza di questo "panic button" agirà come un deterrente contro i pedofili», afferma Jim Gamble, direttore del Ceop. Ma Joanna Shields, vicepresidente di Facebook per l´Europa, osserva che non si tratta di «un´arma risolutiva per rendere più sicuro l´uso di Internet. Abbiamo sviluppato una nuova strada per aiutare i più giovani a sentirsi al sicuro da questo punto di vista quando sono online, ma è solo con un costante e convergente sforzo di industria, polizia, famiglie e degli stessi giovanissimi che possiamo mantenere la sicurezza su Internet». James Brookshire, viceministro britannico per la prevenzione del crimine, riconosce che «un numero sempre più grande di criminali sessuali utilizzano i siti di social network per dissimulare la loro identità al fine di contattare ragazzi o bambini». Il "panic button" rappresenta uno scudo protettivo, commenta il viceministro, «ma è vitale che il governo continui a lavorare con i professionisti del settore, con la polizia e con i genitori per istruire i minori sui pericoli a cui possono andare incontro quando sono sul web». (Enrico Franceschini)