L’ARTE…MALE NON FA!
02/07/2010

Di Rosa Revellino

Nel febbraio 2010 è stato pubblicato uno studio americano che prende in esame il rapporto tra arte e salute dal punto di vista scientifico. (clicca qui)
Non è una novità  che l’attività artistica possa migliorare ed arricchire il percorso terapeutico, quando non diventare lo strumento di cura vero e proprio; tuttavia spesso il limite di questi studi è la carenza di tipo scientifico che li relega in un terreno di confine non ben definito, tra il naif e l’avanguardia. 
E’ molto difficile infatti misurare l’efficacia clinica di un percorso artistico. Forse per tale ragione una buona parte della comunità scientifica definisce questi percorsi di cura come “adiuvanti” della terapia principale che deve invece rispondere a criteri di scientificità e misurabilità.
Per dirla in altre parole questi metodi di certo “non fanno male”.
Nello studio di Stuckey & Nobel pubblicato sull’American Journal of Public Health
nell’anno in corso, sono state indagate quattro aree di terapia utilizzate nella cura di sintomi delle malattie che affliggono maggiormente le popolazioni del mondo occidentale: quelle cardiovascolari, i tumori, il diabete e la depressione; in riferimento a queste malattie sono stati esaminati  gli effetti terapeutici di musica, arti visive, espressione corporea e scrittura creativa.
In pazienti con malattie croniche è stata evidenziata, ad esempio, la diminuzione dei giorni di ricovero, la riduzione del dolore, e un miglioramento dei sintomi di tipo psico-fisico quali stress, ansia, depressione, sentimenti negativi. Particolare efficacia della ‘terapia artistica’ si è dimostrata in donne affette da cancro della mammella ed in pazienti reduci da eventi traumatici (riduzione dello stress, della stanchezza, del senso di colpa e di paura). In pazienti affetti da Aids si è poi registrato un miglioramento generale correlato ad una stabilizzazione del conteggio dei linfociti CD4+.
E’ inoltre interessante notare un dato che ha evidenziato l’utilità dell’arteterapia sui sintomi di tipo ansioso in un campione di familiari e caregiver che prestavano assistenza ai malati cancro.
Già gli studi di James Pennebaker, studioso dell’Università del Texas, avevano messo in luce qualche anno fa lo stretto legame tra creatività e benessere, con particolare riferimento alla relazione tra inibizione dell’espressività  e reazione organica di tipo patologico. Pennebaker aveva condotto i suoi studi soprattutto con gruppi di donne affette da cancro alla mammella e con malati di Aids.   (clicca qui; clicca qui)
Il DoRS, Centro di Documentazione per la Promozione della Salute, ha dedicato uno spazio di approfondimento alla ricerca di Stuckey & Nobel, che sen’altro arricchisce ed incrementa questo filone di studi ancora troppo sottovalutato.
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