ECM: SAPER COLLABORARE, SAPER APPRENDERE, SAPER SAPERE
02/07/2010

Di Guido Giustetto

Su Va Pensiero, rivista on line di informazioni orientate alla pratica clinica, curata dal Pensiero Scientifico Editore, è comparsa un’intervista a Guido Bertolini, del "Mario Negri" di Bergamo.
L’oggetto è la valutazione dei primi dieci anni dell’ECM. Bertolini considera prezioso quanto è stato fatto e utilissime le esperienze accumulate. "Ora i tempi potrebbero essere maturi per una formazione del medico più convincente, perché pedagogicamente fondata". Il punto cruciale é porsi nuovi domande: quale medico vogliamo formare? Con quali competenze? Perché? "Mi aspetterei che chi governa il sistema ECM si accorgesse dell'opportunità che si profila oggi come possibile".
Una delle riflessioni più interessanti di Bertolini è che gli obiettivi generali della formazione del medico non possono limitarsi a quelli che vengono affermati proprio come capisaldi fondanti dell'ECM: sapere, saper fare e saper essere. A questi ne vanno aggiunti almeno altri tre, altrettanto importanti e oggi irrinunciabili: saper collaborare, saper apprendere e saper sapere.
Il primo di questi tre obiettivi supplementari sancisce che la capacita relazionale del medico non può considerarsi esaurita nel rapporto con il paziente. In una medicina sempre più complessa e frammentata, un autentico spirito collaborativo é forse l'unica risorsa concreta che il singolo operatore ha per garantire efficacia ed efficienza alle cure.
Per essere buoni medici é però anche necessario mettere in atto uno sforzo continuo di apprendimento e autoapprendimento. Questo saper apprendere rimanda quindi alla capacità di discriminare fra conoscenze utili e inutili, fra informazioni corrette e scorrette, fra novità vere o false.
Il terzo obiettivo supplementare (saper sapere) si riferisce all'attitudine, spiccatamente epistemologica, con cui un soggetto conoscente si pone nei confronti della stessa conoscenza. E stato infatti più volte ricordato che in medicina, dove é richiesto un agire non banale o ripetitivo, non bastano le conoscenze, bisogna anche saperle gestire.

L’intervista completa al link
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