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EBM AL LETTO DEL MALATO (CON IL BLACKBERRY)
16/07/2010
Di Guido Giustetto

Ogni decisione che un medico prende deve basarsi sulle migliori prove derivanti dalla letteratura scientifica, oltre che sulle preferenze dei pazienti e su un’analisi delle esigenze di contesto. Si sa che gli interventi in medicina non sono tutti validi: ci sono trattamenti obsoleti, altri gravati da pesanti effetti collaterali, altri inutili. Le grandi case editrici internazionali hanno sviluppato negli ultimi anni dei prodotti informativi che supportano i medici nel decidere quale intervento proporre sul campo o meglio “al letto del paziente”. Questi prodotti, noti in inglese come “point-of-care”, riassumono per ogni intervento sanitario le prove a favore e/o contro il suo utilizzo, sono continuamente aggiornati e resi fruibili attraverso internet ed altre soluzioni tecnologiche come i telefoni di ultima generazione (Blackberry, Iphone, etc) diffusissimi tra i medici.
Lo sviluppo di questi prodotti, sempre più numerosi sul mercato editoriale, richiede da parte degli editori sforzi e risorse molto importanti – setacciare la letteratura medica è un’impresa - e non sempre il risultato è ottimale.
A quale ‘Bignami’ affidarsi?
Una recente analisi apparsa sulla rivista open access Journal of Medical Internet Research conclude che sebbene alcuni prodotti siano migliori di altri, non esiste un prodotto ottimale. I ricercatori del Centro Cochrane Italiano, che ha sede presso l’istituto Mario Negri di Milano, hanno analizzato 18 prodotti point-of-care disponibili sul mercato internazionale, tra cui alcuni molto conosciuti ed utilizzati in Italia (Clinical Evidence, UptoDate, Dynamed, Emedicine, etc.). Ognuno è stato valutato per il numero di argomenti trattati, la qualità editoriale e la metodologia evidence-based.
“I prodotti analizzati sono molto eterogenei e nessuno sembra eccellere in tutti i criteri che abbiamo considerato” afferma Rita Banzi del Centro Cochrane Italiano “Nella scelta di un prodotto rispetto ad un altro serve sacrificare qualche aspetto: alcuni sono ottimi in termini di qualità editoriale e nella metodologia evidence-based ma coprono un numero limitato di patologie o non trattano aspetti relativi alla diagnosi o alla prognosi, di cruciale importanza nella pratica clinica. Altri hanno gravi carenze nei processi editoriali o non descrivono affatto come vengono costruiti i contenuti messi poi a disposizione ai medici.”
E’ molto difficile capire quanto gli operatori possano fidarsi di questi strumenti informativi se non viene spiegato in modo completo e trasparente il processo editoriale. “Quasi tutti gli editori lanciano sul mercato questi prodotti accompagnandoli con slogan estremamente enfatici, presentandoli come i ‘più autorevoli, i più aggiornati, i più utili per accompagnare la pratica clinica’. Nella scelta spesso ci si affida all’autorevolezza dell’editore, ma il brand non è sempre sufficiente” aggiunge Lorenzo Moja, vicedirettore del Centro Cochrane.
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