“FREEDOM HOUSE” LANCIA L’ALLARME: RECESSIONE DI LIBERTA?
25/01/2010
Di Rosa Revellino

Freedom House (clicca qui) è un istituto di ricerca situato a Washington, D.C., finanziato prevalentemente con fondi governativi, ma che non ha alcuna coloritura di tipo politico.
L'associazione ha come obiettivo la promozione della democrazia liberale nel mondo ed ogni anno stila un rapporto sul ‘grado di libertà’ raggiunto dai diversi Paesi per monitorare l’andamento della tutela dei diritti umani. (clicca qui)
L’anno che si è appena concluso, il 2009, sembra essere stato il peggiore in assoluto nella storia ormai quarantennale dei Rapporti: una recessione di libertà si è abbattuta su tutto il Villaggio globale tanto da far indietreggiare anche quei Paesi che timidamente avevano raggiunto discreti livelli di ‘civiltà’
Dal 1972, anno in cui è stato pubblicato il primo Rapporto, ad oggi le condizioni di libertà politica
(regolarità delle elezioni, pluralismo, trasparenza dell’attività di governo) e libertà civile (stampa, religione, indipendenza della magistratura) si sono notevolmente deteriorate.
Colpisce in positivo che tra i paesi giudicati più liberi e rispettosi dei diritti umani ci siano le realtà dei Balcani, a vent’anni dalla caduta del Muro che provocò lacerazioni e dispersioni culturali e umane.
L'Italia è stata retrocessa nella categoria dei Paesi parzialmente liberi poiché in modo innegabile negli ultimi anni la libertà di parola è stata limitata: da nuove leggi, dai tribunali, dalle crescenti intimidazioni subite dai giornalisti da parte della criminalità organizzata e dall'eccessiva concentrazione della proprietà dei media. (clicca qui)
Quanto poi alla libertà di espressione, parte integrante e forse fondamentale della libertà umana, l’andamento è a dir poco drammatico come si vede nella mappa di seguito allegata. clicca qui ; clicca qui
In questo clima non stupisce il recente caso Google, il motore di ricerca americano che ha minacciato di oscurare la Cina in seguito ad infiltrazioni pesanti nel suo sistema da parte di «pirati informatici» cinesi che cercavano informazioni riservate sui suoi utenti. Google ha deciso quindi di non piegarsi più alla censura cinese che non consente di garantire la sicurezza agli utenti dei suoi servizi e di non applicare più nessun filtro all’informazione: ora il popolo di Pechino vedrà riapparire anche le notizie più scomode e inaccessibili prima occultate.
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I filtri imposti dalla Cina impediscono infatti di veicolare un’informazione libera e completa selezionando le notizie utili al governo. Tuttavia come ha recentemente affermato la portavoce governativa Jang Yu l’informazione cinese deve «guidare l'opinione pubblica» e non…informare.
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Nel 2009 infatti in Cina il numero degli utenti della Rete è cresciuto di 86 milioni quasi una volta e mezza la popolazione dell' Italia - con una crescita percentuale del 28,9 per cento rispetto al 2008. Il ritmo della crescita è però rallentato rispetto all' anno precedente, quando era stato del 41,9 per cento. Il tasso di partecipazione continua a crescere, ma esso rimane basso se paragonato a quelli dei Paesi sviluppati: solo il 29 per cento degli 1,3 miliardi di cittadini usa Internet, mentre negli Usa la percentuale è del 74 per cento e del 77 per cento nella Corea del Sud.
De resto in Italia la situazione non è certo migliore.
Nel rapporto 2009 di Freedom House il nostro paese è stato declassato da Paese 'libero' (free) a 'parzialmente libero' (partly free), unico caso nell'Europa Occidentale insieme alla Turchia. (clicca qui)
L’Italia quindi va indietro come i gamberi, insieme a Israele, Taiwan e Hong Kong.. Su un punteggio che va da 0 (i Paesi più liberi) a 100 (i meno liberi), l’Italia ottiene 32 voti: unico Paese occidentale con una pagella così bassa.
Di questo passo, forse tutti istalleremo in casa un Grande Schermo in grado di monitorarci…