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Articolo in lingua italiana
PER UN PUGNO DI VOTI NON SI PERDE LA FACCIA
01/05/2011
Di: Nicola Ferraro

C’è un’Italia che, per motivi di tornaconto politico, gioca a solleticare l’intolleranza più ignorante e il razzismo subdolo, quando non rivendicato a pieni polmoni. Ma per fortuna siamo in Europa (se non ci fossimo già varrebbe la pena di andarci anche in ginocchio) e l’esistenza dei fondamenti giuridici del vivere civile ci vengono ricordati dagli organismi comunitari.
A molti non dirà nulla il nome del signor El Dridi, condannato alla pena di un anno di reclusione per il reato di permanenza irregolare sul territorio italiano, senza giustificato motivo, in violazione di un ordine di allontanamento emesso nei suoi confronti dal Questore di Udine. Eppure a questo nome è legata una condanna senza appello della Corte di Giustizia Europea della politica xenofoba messa in atto in questo paese da oltre due anni. La vicenda giudiziaria di questo oscuro straniero arrivato in modo clandestino in Italia è stata sottoposta al vaglio di quella Corte dalla Corte d’appello di Trento richiedendo la pronuncia su due questioni pregiudiziali riguardanti la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 16 dicembre 2008, 2008/115/CE, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, così formulate:
«Se alla luce dei principi di leale collaborazione all’effetto utile di conseguimento degli scopi della direttiva e di proporzionalità, adeguatezza e ragionevolezza della pena, gli artt. 15 e 16 della direttiva 2008/115/CE ostino:
1) alla possibilità che venga sanzionata penalmente la violazione di un passaggio intermedio della procedura amministrativa di rimpatrio, prima che essa sia completata[,] con il ricorso al massimo rigore coercitivo ancora possibile amministrativamente;
2) alla possibilità che venga punita con la reclusione sino a quattro anni la mera mancata cooperazione dell’interessato alla procedura di espulsione, ed in particolare l’ipotesi di inosservanza al primo ordine di allontanamento emanato dall’autorità amministrativa».
La risposta (ovvero la sentenza e la sua motivazione) arrivata come una bomba il 28 aprile scorso è già scaricabile dalla Rete all’indirizzo: clicca qui (nel data base selezionare le due voci “El Dridi”) condanna l’Italia a fare precipitosamente macchina indietro sulla politica dell’immigrazione e la invita ad uniformarsi ai criteri di “umanità” abbracciati senza esitazioni dalla CE.
Per la cronaca rimandiamo ad un asciutto articolo scaricabile all’indirizzo: clicca qui
Sono bastate, quindi, poche righe di una sentenza pronunciata lontano da Roma per fare piazza pulita dello psicodramma collettivo nel cui copione si prevedeva l’obbligatorietà da parte dei medici di denunciare i malati senza un regolare permesso di soggiorno.
Vista l’allergia italica ad uniformarsi alle normative comunitarie, non è improbabile che in qualche landa desolata del “profondo Nord” qualche cittadino solerte continui ad arrogarsi, in qualche Pronto Soccorso, compiti istituzionali impropri.
Per dare eventuali risposte immediate e giuridicamente certificate, mettiamo in Rete come file abbinati a questo articolo, oltre alla sentenza citata, due documenti, il primo e il secondo, elaborati dal Gris Piemonte (vedi  il link: clicca qui).
Ricordiamo che il Gris è un’emanazione della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM).


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Articolo in lingua Francese

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Articolo in lingua Inglese

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