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Articolo in lingua italiana
GRECIA: I CONTI IN ROSSO DI IPPOCRATE
26/04/2011
Di: Nicola Ferraro

C'era una volta Ippocrate, la sua concezione etica della medicina diventata poi deontologia, c'era una volta la Grecia, terra di grandissime tradizioni culturali e di epocali contraddizioni, come l'Italia. La Grecia che inventa la democrazia e diventa, nell'aprile del 1967, l'ultimo paese europeo fascista nel momento in cui il mondo è scosso dalle rivolte studentesche, dalla fine dell'era coloniale, dalla rivendicazione dei diritti sociali e politici dei "diversi" in ogni ambito della vita civile. Sette anni di dittatura militare drammatica e paradossale: dove luccicanti divise da operetta diventano lugubri costumi di scena per recitare una tragedia fatta di ignoranza rumorosa, violenza, stupidità, tanta, tantissima stupidità, del tipo che uccide.
Le tinte forti della contraddizione più sanguigna con cui la Grecia sembra voler dipingere la propria vita continuano anche oggi, nonostante l'integrazione nell'Europa, l'Euro, una modernizzazione conquistata (?) a tappe forzate. Il dramma questa volta passa per una bancarotta epocale delle sue squassate finanze statali: un modo sicuro per gettare le basi di un poderoso balzo indietro, della Grecia e dell'Europa.
Il punto nodale del dissesto economico è la sanità: un incubo ad occhi aperti persino per gli stati fiscalmente virtuosi, l'inferno della politica e della vita sociale per chi è afflitto "strutturalmente" dagli strali di una crisi dalle origini contraddittorie e dagli esiti incerti.
In questo clima la sanità greca sta dando il peggio di sé in termini risultati e prospettive. La salute, l'ambito socio-politico della tutela di uno dei principali diritti dell'uomo, sembra diventato soprattutto una palestra per il tornaconto personale, un terreno per faide, il regno dell'inefficienza e dell'ingiustizia.
L'articolo della Repubblica di sabato 23 aprile 2011 che riproduciamo è la cronaca di un tracollo economico, politico, sociale, deontologico ma anche un monito severo per un paese come il nostro, certamente più simile alla Grecia che alla Svezia o alla Novergia.


LA REPUBBLICA
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IL GIORNALE DI OGGI, SABATO 23 APRILE 2011 › ECONOMIA

Pagina 29 - Economia


Ambulanze, medicine, posti letto colpi di bisturi sulla sanità greca
Il cartello "tutto esaurito" negli ospedali del Paese in crisi
Il reportage
I debiti costringono il governo a tagli senza freni. In corsia dilaga la corruzione ?ETTORE LIVINI

DAL NOSTRO INVIATO?ATENE - – Stop alle ambulanze pubbliche (troppo costose) fuori dagli stadi di calcio. Medicine con il contagocce in farmacia. Ospedali in crisi che appendono fuori dal pronto soccorso il cartello "Tutto esaurito". La Grecia sarà pure la patria di Ippocrate e la culla della medicina moderna. Ma oggi – con la crisi che ha dissanguato le casse pubbliche e i medici sul piede di guerra contro il governo – la terapia migliore per gli ateniesi di cagionevole salute è una sola: non ammalarsi. ?«Proteste e boicottaggi servono a poco – ripete da mesi il ministro al welfare Andreas Loverdos –. La sanità era il buco nero dei conti del paese e dovevamo intervenire». Più del bisturi, però, è stata usata l´accetta: accorpamenti di ospedali («con i soldi che ci sono possiamo salvarne in Attica solo il 60%»), tagli ai costi delle forniture di medicinali (la Grecia è il paese dell´Ocse che li paga di più). Ma soprattutto misure draconiane per azzerare la vera metastasi del settore: la corruzione in corsia. ?«Speriamo funzioni – dice Evangelos Damanaki, da tre ore in coda all´Areteio, uno dei grandi ospedali della capitale –. Sei mesi fa per prenotare la risonanza avevo solo una strada: pagare una bustarella sottobanco al radiologo. Ora aspetterò un po´, ma risparmio 50 euro». Mica noccioline. Gli ambulatori ellenici, certifica Transparency International, generano un terzo del giro d´affari (632 milioni l´anno) della micro-corruzione ellenica. Doglie o frattura, stesso discorso. «Niente mazzetta, niente posto letto – ricorda Damanaki –. Un fatto scontato come pagare il biglietto per il metro». Risultato, il 48,5% dei ricoveri in Grecia nel 2009 è avvenuto sotto l´etichetta "urgente", privilegio garantito solo a chi aveva oliato a dovere tutte le ruote necessarie.?Le brutte abitudini, però, sono difficili da sradicare. E, come ovvio, i dottori sono scesi in trincea contro la riforma Papandreou. «Siamo in 7mila per 5 milioni di pazienti, no a nuovi tagli» è lo slogan di Manolis Kalokerinos, presidente del sindacato panellenico dei medici. Gli scioperi di febbraio non sono riusciti a fermare l´ok alla riforma. E ora, accusa l´esecutivo, siamo al boicottaggio sulla pelle dei malati. Un esempio? Tre settimane fa sul tavolo di Loverdos è arrivata una letterina di Eleni Rogdaki, direttrice dell´ospedale Alexandra: «Non siamo più in grado di garantire il servizio ai cittadini – il laconico testo –. Mancano le scorte e non ci sono letti». Peccato che quando l´ispettore del ministero Aris Musionis si è presentato in loco ha trovato gli armadi pieni di farmaci e 37 letti liberi. Morale: lettera di licenziamento per Rogdaki e un´inchiesta sui medici che avrebbero fomentato lo sciopero bianco.?Ippocrate, probabilmente, si rivolta nella tomba. Ma la gente, dopo anni di vessazioni in corsia, sembra stare dalla parte di Papandreou. «I medici? Una casta» la fa breve Giorgos, barista nel lussuoso quartiere di Kolonaki. Una certezza maturata sei mesi fa quando un´indagine fiscale del governo su 150 dottori che abitano in zona ha scoperto che più della metà dichiarava meno di 30mila euro e un terzo sosteneva di essere sotto i 10mila. «Cifre assurde visto solo quanto spendono in cocktail», ride Giorgos. ?Papandreou – alle prese con una bolletta sanitaria pari al 5,8% del pil – ha deciso di andare fino in fondo. Gli uomini del ministero stanno setacciando i conti degli ospedali. Risultato delle prime 80 ispezioni: 1,67 milioni di euro di ricette false nell´area del Pireo, un milione di forniture gonfiate in un paio di cliniche di periferia. Il governo ha alzato l´asticella varando la liberalizzazione delle farmacie. E la risposta non si è fatta attendere. «Se Papandreou non ci paga gli arretrati, da fine mese niente medicine» ha tuonato Theodoro Abazoglou, numero uno dei farmacisti dell´Attica. La guerra continua. I greci, intanto, possono solo augurarsi di conservarsi in buona salute.


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Articolo in lingua Francese

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Articolo in lingua Inglese

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