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Articolo in lingua italiana
UN’ECONOMIA CHE NON PENSA ALLA COOPERAZIONE
24/04/2011
Di: Rosa Revellino

Secondo i dati preliminari dell’OCSE (Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica) l’Italia ha diminuito ancora i fondi destinati alla cooperazione internazionale. Sembra però che questa tendenza fosse già stata evidenziata in anni precedenti, a partire dal 2004, quando il DAC  (Comitato di aiuto pubblico dell’Ocse) aveva espresso preoccupazione per l’operato dell’Italia (clicca qui).
Oggi la situazione è ulteriormente peggiorata e l’ambito della cooperazione vede l’Italia dopo la Grecia, nonostante i suoi notissimi problemi di bilancio; anche altri paesi infatti hanno tagliato i fondi, come l’Irlanda e la Spagna,  ma destinano rispettivamente lo 0,53 per cento e lo 0,43 per cento del loro Pil alla cooperazione e non lo 0,15. A conti fatti, rispetto agli impegni presi nel G8 di Gleneagles del 2005, mancano all’appello 5,4 miliardi di euro e l’Italia è responsabile del 43 per cento dell’ammanco europeo rispetto agli obiettivi fissati.
Di seguito riportiamo un articolo tratto da Galileo Scienza dell’11 Aprile 2011.


L’Italia ancora maglia nera nella cooperazione allo sviluppo. Lo dicono i dati preliminari forniti dall’Ocse/Dac: i finanziamenti del nostro paese sono passati dallo 0,16 allo 0,15 per cento del Pil, con una contrazione dell’1,5 per cento rispetto al 2009, ma del 35 rispetto al 2008. Una scelta, denunciano l’Associazione ong italiane (Aoi), il Coordinamento Italiano Network Internazionali (Cini) e Link2007, che sta minando lo sforzo di tutta l’Unione Europea verso il raggiungimento degli obiettivi di aiuto ai paesi in via di sviluppo.

I fondi stanziati dai 15 paesi europei membri del Dac (Development Assistance Committee) sono arrivati a 70,2 miliardi di dollari, con un aumento del 6,7 per cento. Un buon risultato, per il quale, però, l’Italia non ha fatto la sua parte. Il contributo del nostro paese in termini assoluti è pari a quello del Belgio e della Danimarca, ed è sceso dallo 3,9 per cento del totale del 2008 al 2,5 nel 2010. Ha fatto meglio di noi addirittura la Grecia che, nonostante i problemi di bilancio, continua a destinare lo 0,17 per cento del Pil all’aiuto pubblico allo sviluppo. Il trend negativo nostrano è confermato anche dal nuovo rapporto “L’efficacia degli aiuti per la salute” realizzato da Azione per la salute globale in vista del 4° Forum di alto livello sull’efficacia degli aiuti per la salute che si terrà a Busan, Corea del Sud, dal 29 novembre al 1 dicembre 2011. Secondo il documento, a fronte di un aumento generale degli aiuti allo sviluppo, sono diminuiti gli aiuti europei per la salute, e l’Italia è latitante sul fronte della lotta ad Aids, tubercolosi e malaria. “Gli aiuti per la salute sono scesi allo 0,017 per cento del Pil, un valore cinque volte inferiore a quello 0,1 raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità”, ha dichiarato, durante la presentazione del rapporto, Marco Simonelli, Hiv/Aids and health programmer di ActionAid, “e le previsioni per il futuro sono peggiori, considerando che l’Italia non ha pagato il contributo 2009 e 2010 al Fondo Globale per la Lotta contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria e non ha preso un impegno per il 2011-2013”. La mancanza di risorse però non è l’unica sfida da affrontare. Per avere un impatto positivo sui sistemi sanitari dei paesi in via di sviluppo, dicono le ong, servono meccanismi di finanziamento differenziati in base alle esigenze, un maggiore coinvolgimento della società civile e maggiore coordinamento fra i paesi donatori.

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Articolo in lingua Francese

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Articolo in lingua Inglese

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