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Articolo in lingua italiana
CERTIFICATO DI MALATTIA TELEMATICO: UN’ ECCEZIONE
19/04/2011
Di: Nicola Ferraro

L’Italia dei mille campanili, delle mille opinioni, dei Guelfi (bianchi e neri, ovviamente) non tramonterà mai. È la nostra fortuna e la nostra condanna. Il nostro individualismo, la capacità perversa di perderci nel dettaglio tralasciando il succo del problema, l’ostentazione della capacità di “spaccare il capello in quattro” ci hanno regalato il Diritto Romano, l’Età comunale, il Rinascimento ma ci impediscono di diventare un Paese come tutti gli altri, o forse addirittura un Paese nel senso più compiuto del termine. Il Potere, dall’epoca dell’Antica Roma, ci definisce cittadini ma ci considera sudditi che tutto devono giustificare, che hanno diritto di parola soltanto per convincere il “dominus”, il signore, della propria innocenza.
Fatta una legge ci vuole già un’altra legge che permetta di applicare la prima; fatta una legge (che spesso è un nuovo obbligo, non un nuovo diritto) occorre conoscere chi quella legge, per legge, non è tenuto ad osservarla. E scriviamo fogli su fogli, articoli, libri… in un delirio di carta che nutre la burocrazia e affama tutti gli altri.
Il piglio decisionista del ministro Brunetta nello scardinare il sistema sedimentato del “certificato di malattia” incontra un’ostacolo insormontabile, definitivo: il Ministero dell’Interno che ribadisce come il personale della Polizia di Stato debba continuare ad essere beneficiato del vecchio certificato cartaceo…
E così la FNOMCeO ha dovuto ricordare l’esistenza di questo “beneficio” a tutti i 108 Ordini sparsi per la Penisola, dopo aver protocollato una circolare del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Direzione Centrale di Sanità…
È l’Italia bellezza! Quella dei mille campanili e dei miliardi di timbri.
Di seguito (clicca qui) tutto quello che è meglio sapere per non incorrere in illeciti, sanzioni e notti insonni.


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Articolo in lingua Francese

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Articolo in lingua Inglese

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