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Articolo in lingua italiana
QUALE VITAMINA D SCEGLIERE ?
09/04/2011
Di: Guido Giustetto

La principale fonte di vitamina D è rappresentata dalla vitamina D3 (colecalciferolo) che viene sintetizzata dalla cute per effetto dei raggi ultravioletti; la parte rimanente proviene dalla dieta, sia come vitamina D2 (ergocalciferolo) presente nei vegetali sia come vitamina D3 contenuta negli alimenti di origine animale. Le vitamine D2 e D3, idrossilate nel fegato a 25-idrossicolecalciferolo [25(OH)D, calcidiolo], subiscono una seconda idrossilazione a livello renale per formare l'1,25-diidrossicalciferolo (calcitriolo), il composto biologicamente attivo. Malattie epatiche e renali compromettono questi passaggi e richiedono un trattamento con calcitriolo. L'attività della vitamina D, molto simile a quella di un ormone, si svolge a livello dell'intestino (assorbimento del calcio), dell'osso (fissazione del calcio nella matrice ossea), del rene e del pancreas. Negli adulti sani è difficile osservare una carenza di vitamina D, poiché bastano pochi minuti al giorno di esposizione alla luce solare per garantirne la sintesi di quantitativi adeguati. Negli anziani, invece, il deficit di vitamina D è frequente e può riguardare 1 individuo su 2. La ridotta esposizione al sole (e la minore efficienza del processo di produzione cutanea) e la scarsa assunzione alimentare che si verificano nell'età avanzata sono i fattori che contribuiscono alla elevata prevalenza di livelli sub-ottimali di vitamina D nelle donne in postmenopausa.
Numerosi studi e metanalisi hanno documentato l'utilità della integrazione di vitamina D (>_ 800 UI/die) in associazione al calcio (>_ 1.200 mg/die)* nel ridurre il rischio di fratture femorali e non vertebrali soprattutto in anziani istituzionalizzati. Una revisione sistematica recente ha confermato questi risultati. La revisione, che aveva lo scopo di valutare l'efficacia dell'assunzione orale di vitamina D2 e D3 nella prevenzione delle fratture non vertebrali e delle fratture d'anca in pazienti >_ 65 anni, ha incluso 20 RCT in doppio cieco (oltre 83.000 pazienti, età media 78 anni, 89% donne) con un follow up di almeno 1 anno. La riduzione maggiore del rischio di frattura si è verificata nei soggetti con carenze più gravi e con incrementi più marcati nei livelli sierici di 25(OH)D in seguito al trattamento [intervallo clinicamente utile 80-125 nmol/l]. Negli studi sono stati utilizzati vari schemi posologici con dosi di carico da 300.000 a 500.000 UI e dosi di mantenimento da 7.000 a 50.000 UI alla settimana. La durata del trattamento è variata da 12 a 84 mesi. La metanalisi ha indicato nel colecalciferolo* il composto più adatto per la supplementazione orale (più efficace e con effetto più rapido di quella intramuscolare).
Oltre ai vantaggi di tipo farmacodinamico e farmacocinetico (maggiore potenza e durata d'azione) rispetto all'ergocalciferolo (Ostelin) , il colecalciferolo si è dimostrato clinicamente superiore nella diminuzione del rischio di fratture. Il colecalciferolo è preferibile anche agli altri prodotti idrossilati  (Difix, Rocaltrol, calcitrolo generico) che hanno una emivita più breve, presentano maggior rischio di sovradosaggio e necessitano di un monitoraggio periodico di calcemia e calciuria.
A conclusione è opportuno richiamare quanto contenuto nel testo della NOTA AIFA 79: "Prima di avviare la terapia coi farmaci sopraindicati, in tutte le indicazioni è raccomandato un adeguato apporto di calcio e vitamina D, ricorrendo, ove dieta ed esposizione solare siano inadeguati, a supplementi con calcio e vitamina D3 (e non ai suoi metaboliti idrossilati)... E' stato documentato che la carenza di vitamina D vanifica del tutto l'effetto dei farmaci per il trattamento dell'osteoporosi".

  • Preparazioni a base di calcio (1 g) + vit. D3 (880 UI): Calcio carbonato +Vit. D3 generico, Cacit Vitamina D3, Calcium D3 Sandoz, ecc.
    * Preparazioni a base di vitamina D3: Dibase e Tridelta

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Articolo in lingua Francese

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Articolo in lingua Inglese

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