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OTTAVO: “NON DIRE FALSA TESTIMONIANZA” TESTIMONIA CORAGGIOSAMENTE LA VERITÀ
01/03/2010

Di Mario Nejrotti

Questo editoriale non parlerà come sempre di problemi medici professionali, ma dell’etica in generale e dell’importanza alla base di ogni struttura morale della verità.
Faccio il Direttore Responsabile del sistema di comunicazione dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Torino da dieci anni e ho sempre pensato che il mio obbligo primo fosse di diffondere notizie vere e verificate.
Un messaggio distorto in medicina può causare danni gravissimi alla professione medica e di conseguenza, ma soprattutto, ai cittadini.
Mi sono sempre sforzato, quindi, insieme alla mia piccola, ma agguerrita, Redazione di controllare, correggere, rivalutare tutto ciò che compare sul giornale, che ho la responsabilità morale di dirigere.
Per dirla con L’Usigrai per evitare “scivolate e distrazioni” che, fatte da chi conosce il mestiere della comunicazione, sembrano spesso delle azioni premeditate e ben studiate, pensando all’”effetto” che fa sulla massa del pubblico un “titolo” ad effetto e un “lancio” ben pesato.
Ora come giornalista iscritto all’Ordine e come Direttore Responsabile di un piccolo e modesto giornale di provincia, che tira 15000 copie e di un portale che fa 2/300.000 contatti all’anno, scopro che il Direttore della più importante testata televisiva nazionale, il TG1, Augusto Minzolini, avalla nei titoli di apertura del Telegiornale delle 13. 30 del 26 febbraio 2010, la notizia, letta dal giornalista, Paolo di Giannantonio, dell’assoluzione dell’avvocato Mills, il cui reato invece è caduto in prescrizione.
Ora il titolo e il lancio di questa notizia sono palesemente falsi e volutamente ad arte manipolati. Anche i più giovani giornalisti sanno perfettamente che titoli e lanci hanno la massima forza di comunicazione ed impatto di massa e quindi nessuno, mai fa “scivolate o distrazioni” su queste “frasette brevi”, ma dirompenti, senza “indicazioni” precise di chi ha la responsabilità di decidere. Da sempre titoli e lanci sono stati usati come utili “paraventi” per coprire l’infamia di notizie false e non controllate.
Quando però vengono usate in una testata che fa milioni di ascolti, la colpa è gravissima e coinvolge tutti quelli che hanno collaborato al pezzo e a nulla vale la “pausa tardiva” , che si vede nel filmato, del giornalista che legge con fatica la parola “assoluzione”.
L’ordine dei giornalisti, che, come tutti gli Enti preposti al controllo dell’etica di una professione fa fatica, con gli strumenti a disposizione, ad assolvere al proprio compito, deve questa volta, oltre a stigmatizzare il clamoroso falso, promuovere una profonda riflessione sul significato vero e solo della nostra professione, in qualunque settore si esplichi: informare i cittadini dicendo, nei limiti umani, la verità.
I giornalisti che tradiscono l’etica della verità, porteranno a casa, come gli onesti, lo stipendio, forse anche più pesante, ma non potranno guardarsi allo specchio.
Nel giornale che dirigo oggi sul mio tavolo ci sarebbe almeno una lettera di dimissioni.

Dr Mario Nejrotti