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Articolo in lingua italiana
SPINGERE LE PRESCRIZIONI IL 2007, UN ANNO RECORD PER LA LOBBY FARMACEUTICA
07/07/2008
Di: Guido Giustetto

La più grande lobby di Washington innalza un’altra bandiera sul Congresso

Nel 2007 la lobby farmaceutica ha speso 168 milioni di dollari, il 32% in più del 2006; se si mettono insieme anche gli investimenti dei fabbricanti di dispositivi medicali e di altri prodotti sanitari la spesa totale per attività di lobbying è superiore a 189 milioni, il triplo del 1998.
Negli ultimi 10 anni la cifra totale ha superato la somma di un miliardo di dollari.
Questo fiume di denaro ha permesso nel 2007 di riuscire ad estendere due leggi controverse e a bloccare gli sforzi del Congresso di limitare i mezzi pubblicitari per i farmaci da prescrizione.

Il 90% della cifra è stato speso da 40 industrie e da tre organizzazioni industriali: The Pharmaceutical Research and Manifacturers of America (PhRMA), the Biotechnology Industry Organization e the Advanced Medical Technology Association.
La lievitazione della spesa è dovuta anche alla vittoria al Congresso del Partito Democratico nel novembre 2006. L’industria ha dovuto infatti ingaggiare un maggior numero di lobbisti democratici, in quanto, tra le file di questo partito, molti rappresentanti critici nei confronti dell’industria hanno assunto ruoli chiave nelle commissioni.
Il Congresso, nell’intento di effettuare una maggiore sorveglianza sull’industria, ha organizzato audizioni sulla sicurezza dei farmaci, sui loro prezzi, sulla disponibilità dei farmaci generici. Si è tentato inoltre di dare maggior potere normativo alla FDA e di rivedere la Medicare Prescription Drug, Improvement and Modernization Act, una legge approvata nel 2003 sotto una forte spinta dell’industria farmaceutica.

Dopo la vittoria dei Democratici, l’industria ha aumentato in maniera marcata le donazioni a questo partito, tanto che, per la prima volta, nell’attuale ciclo elettorale l’industria farmaceutica ha donato leggermente più del 50% ai Democratici, mentre nel ciclo precedente la proporzione era di 2:1 a favore dei Repubblicani.
6,8 milioni di dollari (dei 14,4 dati in contributi) sono andati a membri di tre commissioni che hanno a che fare con la regolamentazione dell’industria: la House Committee on Energy and Commerce, la House Committee on Ways and Means, la Senate Committee on Health, Education and Labor.
Gli obiettivi principali di questa attività di lobbying sono stati:
bloccare l’importazione di farmaci poco costosi da altri paesi;
proteggere i brevetti farmaceutici, sia negli Stati Uniti che all’estero;
assicurare un maggior accesso al mercato per le imprese farmaceutiche negli accordi internazionali.
Inoltre un grande lavoro è stato fatto su una serie di leggi.
Innanzitutto è stata messa sotto pressione la riautorizzazione per 5 anni e l’estensione ad ulteriori 4 milioni di bambini del State Childrens’s Health Insurance Program (SCHIP), un programma federale di assistenza, principalmente farmaceutica, all’infanzia.
In un raro caso di fallimento per l’industria, il Presidente Bush ha posto il veto su questa legge e l’ha prorogata di soli 18 mesi.
Miglior fortuna ha avuto l’industria con altre due leggi che dovevano essere riautorizzate: la Prescription Drug User Fee Act e la Best Pharmaceuticals for Children Act.
Nel primo caso la FDA è autorizzata a raccogliere dei pagamenti dalle industrie farmaceutiche, finalizzati a esaminare più velocemente i nuovi farmaci da mettere in commercio.
I supporter dicono che, da quando è stata approvata, questa legge ha permesso di ridurre il tempo medio di approvazione di un nuovo farmaco da 27 a 14 mesi. I critici contestano che l’enfasi sulla velocità dell’approvazione ha ridotto l’attenzione alla sicurezza, tanto che sono aumentati i farmaci ritirati dal commercio. Inoltre la legge rende la FDA dipendente per oltre un quarto del suo budget dai pagamenti dell’industria i cui prodotti deve controllare.
La seconda legge garantisce una proroga di sei mesi dei brevetti per quei farmaci che sono testati nei bambini.
Una recente indagine ha verificato che le industrie hanno ottenuto la proroga dei brevetti per farmaci normalmente non utilizzati nell’infanzia, come i farmaci per l’ipercolesterolemia o gli ipnoinducenti.
Infine la lobby farmaceutica è riuscita a impedire l’approvazione di una legge, The Fair Balance Prescription Drug Advertisement Act, che avrebbe dovuto limitare la pubblicità farmaceutica rivolta al pubblico, causa di una vasta iperprescrizione di farmaci. La motivazione, vincente, dell’industria è stata che la pubblicità ai cittadini rende questi più consapevoli delle potenziali malattie e incoraggia le persone a curarsi precocemente.

Pushing Prescriptions
How the drug industry sells its agenda at your expense

The Center for Public Integrity – Investigative Journalism in the Public Interest

http://www.publicintegrity.org/default.aspx
accesso del 30.06.2008


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Articolo in lingua Francese

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Articolo in lingua Inglese

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Articolo in lingua italiana
IMPOTENZA: FARMACI INUTILI PER UN MILIONE DI ITALIANI
29/06/2008
Di: Nicola Ferraro

L’industria organizza campagne pubblicitarie sempre più aggressive ed esplicite per piazzare i farmaci che inibiscono l’azione della fosfodiesterasi di tipo 5 (5PDE) nei corpi cavernosi del pene.
Purtroppo però il 30% degli italiani che soffre di disfunzione erettile non potrà sconfiggere la propria impotenza usando una delle “pillole dell’amore in commercio”: una specie di “Elisir d’amore”, rivisitato in chiave moderna. Questa percentuale è stata diffusa dalla Società Italiana di Andrologia (SIA) che il 15 maggio scorso ha lanciato la campagna “Torna ad amare senza pensieri”.
Ecco il testo messo in Rete dall’agenzia di stampa FCE News che descrive l’iniziativa.

<< «Con questa campagna -ha detto Vincenzo Gentile, presidente della Sia- s'intende inviare un messaggio a tutti gli uomini che hanno perso la fiducia in se stessi. Oggi vi sono diverse possibilità terapeutiche a disposizione che permettono al paziente di tornare a vivere la propria vita sessuale con sicurezza e spontaneità».
Ma per 3 italiani su 10 i trattamenti farmacologici non hanno nessun effetto: «Perché la disfunzione erettile risponda al trattamento farmacologico -spiega Edoardo Pescatori, andrologo modenese- è necessario che ci sia una funzionalità residua dei tessuti del pene e che i collegamenti nervosi tra cervello e pene siano intatti. Nel 30% degli uomini affetti da disfunzione erettile i farmaci non funzionano perché manca una o entrambe queste condizioni».
Nessuna soluzione, dunque? «Le protesi peniene sono una soluzione ottimale -continua lo specialista-, ma nonostante possano risolvere definitivamente i problemi di erezione gravi, purtroppo molti uomini non ne conoscono l'esistenza e, troppo spesso, anche medici non specialisti non ne parlano ai propri pazienti, privandoli della possibilità di un'opzione, a livello mondiale riconosciuta valida». Stando ai dati relativi al 2006, su una stima per difetto di 400mila uomini affetti da disfunzione erettile grave, in Italia sono stati eseguiti 1.200 interventi di chirurgia protesica pari allo 0,4 per cento: «È necessario sensibilizzare la popolazione maschile sulla tematica -esorta Edoardo Pescatori- perché la protesi peniena è una terapia che permette un elevato grado di soddisfazione sia per la partner sia per il soggetto interessato che altrimenti non avrebbe altre possibilità per recuperare una vita sessuale pienamente appagante. Le moderne scoperte scientifiche, inoltre, permettono, grazie alle protesi idrauliche, di avere un'attività sessuale identica a tutti gli altri uomini. Particolare importante per quelle persone che hanno una vita attiva e che possono trovarsi all'interno di uno spogliatoio o in doccia assieme ad altri uomini. Va enfatizzato che gli interventi d'innesto di protesi peniene deve essere eseguito da specialisti dedicati alla branca medica dell'andrologia e in strutture idonee».

Le protesi peniene
Si distinguono in "non idrauliche" e "idrauliche". Le prime sono i più semplici: costituite da due cilindri di consistenza costante che producono un'erezione di rigidità sufficiente alla penetrazione, ma altresì tale da permettere la flessione del pene per essere riposto negli slip. I modelli idraulici sono costituiti da due cilindri, un dispositivo di controllo sottocutaneo a livello scrotale e un serbatoio di liquido posizionato internamente (solitamente dietro l'osso pubico). Si ha un sistema a circuito chiuso, dove il liquido viene trasferito ai due cilindri per ottenere l'erezione e, sempre a comando manuale, viene ritrasferito al serbatoio per ottenere la flaccidità. La protesi idraulica permette di ottenere un'erezione di consistenza e aspetto non distinguibile da un'erezione naturale.>>

Per saperne di più e per constatare anche come questi specialisti si rivolgono al pubblico consigliamo la navigazione sul portale della SIA: clicca qui


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Articoli 255 e 256 di 535

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